La questione euro-mediterranea tra occasioni perdute e potenzialità inespresse

questione euro-mediterraneaLa questione euro-mediterranea si pone nella Dichiarazione di Barcellona come l’opportunità di realizzare un partenariato politico, economico e sociale tra Paesi inclusi nell’UE e quelli del bacino mediterraneo. L’allargamento continuo dell’UE spinge infatti i Paesi che ne fanno parte ad interrogarsi sulla propria identità e sul proprio rapporto con Paesi terzi, a cominciare da quelle regioni che si trovano geograficamente più vicine.

Tale necessità è strettamente correlata, per entrambe le parti, con l’esigenza di incrementare il proprio sviluppo.

Nella struttura delle società capitalistiche infatti non ci sono alternative, o ci si sviluppa oppure si rimane arretrati e si tende unidirezionalmente verso il declino. Lo sviluppo industriale del secolo scorso ha portato alla creazione e solidificazione di un divario tra i Paesi ricchi e i Paesi poveri che durante le epoche storiche precedenti non esisteva.

É stata la rivoluzione industriale a istaurare il primo divario tra i Paesi del mondo. Divario che con il sopraggiungere della seconda industrializzazione e poi con l’ampliarsi del processo di globalizzazione, diviene sempre più netto e irreversibile.

Tutti quei Paesi che, per un correlarsi di condizioni ambientali e cuturali sfavorevoli, o di conflitti politici, non sono riusciti a tenersi al passo con l’intensità e la velocità delle innovazioni tecniche necessarie allo sviluppo, questione euro-mediterraneavengono considerati oggi Paesi arretrati.

Inoltre bisogna tenere conto del fatto che la globalizzazione delle economie e delle comunicazioni ha contribuito fortemente all’istituirsi di una nuova morfologia delle relazioni internazionali.

Essa ha infatti modificato la nostra vita sia a livello personale che sociale. Le imprese usufruiscono di condizioni favorevoli per competere e ottenere profitti, ma nel contempo gli organismi democratici faticano a svolgere il loro ruolo e si creano preoccupanti fenomeni di esclusione sia nei Paesi sviluppati che in quelli del Terzo Mondo.

L’area mediterranea, della quale il nostro Paese fa parte, affronta, quasi in prima linea, le sfide tecnologiche, ecologiche, demografiche e istituzionali.

Si è strutturata una nuova forma di rapporti tra il centro e le periferie del mondo per cui le innovazioni vengono messe in pratica quasi esclusivamente nei Paesi localizzati al centro delle reti di comunicazione.

Bisogna pertanto che le periferie riescano a inserirsi nei circuiti comunicativi dei Paesi che detengono il centro delle economie mondiali, per poter realizzare anch’essi un proprio sviluppo. Superando la credenza che si sta generando, in base a cui certi Paesi siano naturalmente e strutturalmente incapaci direalizzare uno sviluppo. É questo il caso del mediterraneo.

Il mediterraneo, ricco di risorse naturali e culturali che potrebbero permettergli di raggiungere una perfetta autonomia economica all’interno del contesto globalizzato in cui viviamo, è attraversato da pesanti conflitti interni che ne limitano fortemente la capacità di recupero del divario.questione euro-mediterranea

Questi Paesi dopo aver perduto l’occasione di entrare a far parte della prima e della seconda industrializzazione, adesso, comprendendo che la composizione delle economie internazionali è necessariamente costruitaintorno a modelli economici globalizzati, cercano di inserirsi nelle reti comunicative internazionali.

Tenendo conto della struttura geografica e politica attuale sembra che l’unica via del editerraneo per recuperare il proprio divario sia quello di entrare in partenariato con l’U.E.

Sappiamo che l’Europa non è un continente ma uno spazio virtuale inventato dagli europei per sfuggire alla marginalità (cit. B. Amoroso – Europa e Mediterraneo), e l’integrazione dei Paesi che si trovano in questo spazio geografico così disomogeneo è stata considerata necessaria per realizzarne lo sviluppo.

L’idea  di Europa è infatti centrale nel destino dei Paesi che ne fanno parte. La coscienza di un’identità unitaria da definire Europa si costituì come coscienza prima ancora di essere una configurazione geografica, per questo l’Europa non ha mai avuto confini ben precisi. La dimensione coscienza è stata fondamentale.

Il mondo diventato globo ha abolito la storicità di ogni singolo territorio ed ha avuto i suoi riflessi sulle singole identitàlocali, provocando una radicalizzazione dei conflitti tra civiltà che ne è la prova. Per cui l’identità del concetto Europa è basato oggi sulla differenza.

L’Europa organizza intorno a sé molteplici identità culturali ed è, a mio parere, su questa stessa base che bisogna puntare per realizzare un’integrazione dei Paesi del mediterraneo. Bisogna sforzarsi di realizzare un’identità, prima interna al concetto stesso di Mediterraneo, e successivamente con il resto dell’Europa.

Risulta difficile immaginare il mediterraneo come un tutto coerente senza tenere conto delle fratture che lo solcano, dei confitti di cui è teatro (cit. Rapporto Gruppo dei Saggi. Bruxelles 2003). É importante però comprendere che il conflitto non è una realtà ineluttabile, bensì superabile.

Per attenuare i conflitti risulta indispensabile concretizzare un dialogo tra le culture che convivono in questi spazi; sviluppando un sentimento e una percezione di destino comune. Questo risulta un fattore fondamentale nella risoluzione della questione euromediterranea, che necessita dell’istaurarsi di un approccio volto alla comprensione e al riconoscimento reciproci.

Ci si dovrebbe proporre dunque di realizzare un connubio tra le diversità colturali (segnatamente religiose), permettendo finanche una libertà di coscienza in tutti gli ambiti della vita sociale.

É necessario a tal fine riconoscere le caratteristiche peculiari che contraddistinguono il mediterraneo da qualsiasi altra regione del mondo, attribuire a tali caratteristiche un significato simbolico, e rendere evidente come la propria specifica odentità terrtoriale non vad perduta all’interno di un contesto di riferimento più vasto, anzi si rafforzi.

La mondializzazione ha infatti condotto ad un fenomeno di indebolimento delle identità culturali che risulta necessario recuperare, per migliorare la visione della propria realtà concreta, di modo che lo sviluppo del proprio territorio sia considerato concretizzabile senza dover rinunciare alle proprie tradizioni.

Questo, a mio parere, si correla al concetto di sviluppo sostenibile (concetto espresso per la prima volta nel 1987. Rapporto Our Common Future della Commissione per lo sviluppo e per l’ambiente); tenere conto delle realtà locali esistenti in ogni territorio permette infatti di volgere i propri sforzi ad uno sviluppo che non sia consierato solo in termini quantitativi ma anche e soprattutto qualitativi.

A livello concreto è necessaria una forte volontà politica volta innanzitutto a risolvere i numerosi conflitti che rendono difficile una reale collaborazione tra i Paesi. Bisognerebbe dunque ottenere un accordo, uno sforzo politico di ogni singolo Paese del mediterraneo. Si tratta di realizzare forme di partenariato politico ed economico mirati.

Gli strumenti di cui avvalersi, a mio parere, sarebbero la valorizzazione del proprio territorio, dei prodotti tipici locali, degli usi locali e culturali e delle bellezze naturali di ogni territorio. Ma è anche opportuna una consapevolezza politica favorevole all’applicazione dei diritti umani ed a garantire la libertà di espressione, in modo che possa realizzarsi un clima di maggiore sicurezza e serenità per tutti i cittadini.

Le occasioni che il mediterraneo ha perduto nell’adeguarsi al trend mondiale (che corre verso la globalizzazione) sono da attribuirsi, secondo me, anche alla carenza di coscienza che questo possa produrre benefici effettivi sugli stili di vita, sulle prospettive e sulla prospettiva della popolazione locale. L’eventuale volontà politica di miglioramento dovrebbe infatti essere rivolta a comunicare che uno specifico contesto può realizzare lo sviluppo, che ne ha le potenzialità concrete e le risorse umane. E che questo porterà miglioramenti per tutti.

Occorre dunque che si valorizzi la dimensione regionale, e che le rappresentanze politiche dei Paesi del sud Europa spingano a cambiare profondamente le politiche mediterranee dell’Unione Europea, abbracciando il policentrismo e il co-sviluppo, creando un’area di “prosperità condivisa”, un anello della solidarietà, una zona di lbero scambio Euro-mediterraneo. _

di Maria Fazio (2006)

Bibliografia:

  • B. Amoroso. Della globalizzazione. La Meridiana. 1996
  • B. Amoroso. Europa e Mediterraneo. Le sfide del futuro. Edizioni Dedalo. 2000
  • U. Beck. Che cos’è la globalizzazione. Carocci. 2000
  • F. Braudel. Il Mediterraneo. Bompiani. 2003.
  • Dichiar. finale della Conferenza Ministeriale Euromediterranea. Barcellona 27-28 novembre 1995.
  • A. Gallina. Economie mediterranee. Città aperta. Troina. 2005.
  • S. Latouche. Come sopravvivere allo sviluppo. Bollati. 2005.
  • U. Leone Scenari del XXI secolo: temi di geografia economia. Giappichelli editori. 1999
  • Rapporto del Gruppo dei Saggi istituito dal Presidente della Commissione europea. Il dialogo tra i popoli e le culture nello spazio mediterraneo. Bruxelles ottobre 2003.
  • G. Rist. Lo sviluppo. Storia di una credenza occidentale. Bollati. 1997.
  • C. Trigilia. Sviluppo locale. Laterza. 2005

___________________________

Altri articoli che potrebbero interessarti:

Gli elementi della comunicazione

Quando la Comunicazione è efficace

___________________________

Home

Lettrice curiosa in cerca di emozioni

su carta e su ebook,

blogger per caso,

e scrittrice per passione inesauribile.

Sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo sociologico. Master in Creazione di Progetti Sociali e Sviluppo Locale.

Sono appassionata di libri, di comunicazione, di musica, di arti grafiche e di tutto ciò che è creatività.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *