Perchè si espande il self-publishing

self-publishingA mio parere l’espansione del self publishing negli ultimi anni è un fenomeno che conduce a una semplice constatazione: ci sono troppi libri in giro.
Senza voler attribuire a questo dato una connotazione negativa, intendo sottolineare che la quantità di libri che vengono scritti e dunque messi in circolazione, soprattutto tramite i canali digitali, è eccessiva rispetto ai lettori che ci sono in Italia.
In economia si utilizza il concetto di rapporto fra domanda e offerta per definire il mercato. Nel caso dei libri c’è una enorme quantità di libri che non può entrare nel mercato editoriale perchè non c’è spazio sufficiente.
Per intenderci da una parte ci sono moltissime persone che scrivono, pur nelle loro capacità, spesso non per reale vocazione ma solo per raccontarsi o per raccontare una storia; e talvolta anche con un grande talento.
Dall’altra parte c’è l’editoria sempre più chiusa, e sempre più orientata verso finalità puramente commerciali.

Fra le persone che scrivono aumenta sempre di più la percentuale di coloro che trovano nel Self o nella microeditoria la soluzione alla loro esigenza, e per la maggior parte si ritengono più che soddisfatti di vendere qualche centinaio di copie. Questo grazie anche all’espansione del formato e-book che riduce sensibilmente i costi di pubblicazione, ed alla capacità di pubblicità che scaturisce dai social networks e dai canali digitali.

Ci si può chiedere quale sia la “soluzione” degli editori alla presenza di così tanti testi che giungono sulle loro scrivanie. Riescono davvero a riconoscere un buon romanzo in mezzo alla quantità di materiale che ricevono quotidianamente?
Evidentemente la risposta a questa domanda non è così semplice come ci si potrebbe aspettare.
Un editore che riceve centinaia di manoscritti, può scegliere di leggere solo le prime dieci pagine di ogni manoscritto, oppure può preferire fidarsi del giudizio professionale e delle proposte di alcune agenzie letterarie. In alcuni casi può anche scegliere di convogliare le proposte all’interno di un concorso letterario tramite cui venga pubblicato solo il primo classificato, come avviene ad esempio con il torneo ioscrittore.
Queste scelte ci forniscono la dimensione di un fenomeno in crescita esponenziale.
L’espandersi della scrittura narrativa , a mio parere, è l’evidenza di un fermento culturale in atto. C’è un’intensa esigenza di raccontare che non c’era fino a qualche decennio fa. O meglio l’esigenza di raccontare è sempre esistita ma è rimasta sommersa, perchè le incombenze quotidiane e la scarsa scolarizzazione non consentivano diversamente.
Nella società attuale, in cui tutti abbiamo una scolarizzazione medio alta e molto più tempo da dedicare alle attività ricreative, emergono nuove potenzialità creative.
Ma la narrativa ha sempre avuto un valore fondamentale nell’evoluzione sociale e culturale, anche se con forme diverse.  Mi piace ricordare i tempi in cui i nonni si raccontavano ai nipoti, seduti intorno a un fuoco, trasmettendo la loro umana esperienza e la loro saggezza concreta alle nuove generazioni. Oggi questa funzione educativa del racconto si è quasi persa, ma l’esigenza umana di raccontarsi non può reprimersi.
Grazie alla rete internet, alla digitalizzazione e alla comunicazione multimediale, oggi l’accesso al pubblico di potenziali lettori è più facile. Così il self publishing si trasforma in uno strumento ideale per dare voce a un’esigenza puramente comunicativa.
Mentre ciò che dovrebbe definirsi “letteratura” diventa sempre più fluido, più complesso e controverso, oltre che più difficile da individuare. E soprattutto ha sempre meno a che fare con la quantità di copie vendute, o con il successo in libreria.
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Lettrice curiosa in cerca di emozioni

su carta e su ebook,

blogger per caso,

e scrittrice per passione inesauribile.

Sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo sociologico. Master in Creazione di Progetti Sociali e Sviluppo Locale.

Sono appassionata di libri, di comunicazione, di musica, di arti grafiche e di tutto ciò che è creatività.

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