Racconto: “Babbo Natale 2016”

TITOLO: Babbo Natale 2016

AUTORE:  Mauro Bernasconi

GENERE: narrativa

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(È uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo…)

Io l’ho visto: era sporco, maleducato e puzzava di vino misto a vomito.

Se ne stava lì, nei pressi del parcheggio all’ingresso del Mega-Iper-Mercato. Era il suo lavoro, d’accordo, ma non rappresentava comunque l’incarnazione dello Spirito Natalizio.

La barba posticcia, staccata da un lato, dondolava penzoloni sul bavero di pelliccia della giacca rossa d’ordinanza. Tutto sul suo volto, sopracciglia, baffi, barba e finanche il cappellone di due taglie superiore al dovuto e terminante con una malconcia palla bianca, ricordava di più uno zucchero filato smangiucchiato che l’allegro faccione del vecchio Santa Claus.

Va detto a sua parziale discolpa che il quadro sconfortante della persona s’intonava perfettamente al contesto suburbano in cui era calato: la periferia industriale di una megalopoli non era proprio l’ambientazione ideale, e inoltre farsi scattare fotografie a pagamento dagli acquirenti di un centro commerciale non aveva niente di romantico e sentimentale.

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Niente a che vedere con gli gnomi, le slitte, le renne, i camini e i pacchi infiocchettati, tanto per capirci.

Ma Gennaro Caracciolo in quel lavoro festivo e straordinario davvero non ci metteva assolutamente alcuna passione.

«E facitev’ ‘stà fotografia…! So’ disoccupato, aggia campà pur’io… Facitel’ p’e criature! Facitele cuntente, ch’è Natale…» urlava, tutto agitato, indicando la scenografia di cartone alle sue spalle pronta per accogliere e immortalare nuovi piccoli clienti.

«So’ solo diec’ euri…DIECI EURI!!! CHE VE COST’…?»

Ma niente: del suddetto spirito natalizio in giro proprio non ne era rimasto granché.

Troppa concorrenza, tra l’altro.

Sullo stesso marciapiede, accanto alla sua postazione, stazionavano di seguito una bancarella di ciddì piratati, un ragazzo di colore con il suo telone sul quale esponeva un campionario di sciarpe, cappellini e borse di marca taroccate, e infine, il più gettonato di tutti, uno stand di prodotti enogastronomici dell’alta Val di Fiemme il cui venditore, barbuto e allampanato, offriva assaggi gratuiti delle specialità di produzione propria, “originali garantite delle Alpi”.

Anche se, a giudicare dal suo accento, costui non dava l’impressione di avere mai messo piede più su di Montevergine, in quanto a montagne.

Chi avrebbe avuto voglia di farsi fotografare con Babbo Natale, viste le alternative a due passi di distanza?Risultati immagini per illuminazioni natale strade

E poi, diciamocelo chiaro, arrivata la sera del ventiquattro la gente aveva solo voglia di mangiare e bere, sempre se non era ancora ossessionata dagli ultimi, urgentissimi regali da completare. E in quel caso, avendo ancora qualche desiderio non esaudito a pesargli sulla coscienza, correva via a velocità supersonica: sembravano posseduti, indiavolati. Col sangue agli occhi correvano verso la prima vetrina che capitava, indicando gli ultimi capi esposti nelle vetrine ormai vandalizzate da centinaia di acquirenti prima di loro.

«Sì, sììì! Quello è perfetto, proprio quello che cercavamo!» gridavano, con la bava alla bocca al pensiero di concludere l’estenuante maratona di regali natalizi.

«Ma, cara… un perizoma di pizzo rosso: non mi sembra il pensiero più adatto per la nonna…»

«Eccome no? Vedrai, una botta di vita non può farle che bene, ne sono certa!»

In questo contesto un Babbo Natale spelacchiato, semi-ubriaco e totalmente disoccupato non se lo calcolava nessuno.

Risultati immagini per centoventisette bordeaux sera stradaQuesto Gennaro lo capì, infine. Raccolse baracca e burattini e andò a prendere la centoventisette bordeaux, più sgarrupata di lui, dal parcheggio. Impiegò i dieci minuti di rito per rianimarla dall’ineluttabile torpore in cui crollava a ogni sosta un po’ più prolungata, caricò le renne e la slitta di cartone nel portapacchi montato sul tetto dell’auto e ripose la macchina fotografica, col suo cavalletto, nel borsone sul sediolino posteriore.

Incasso della giornata: venti euro. Tre fotografie, delle quali una l’aveva scattata al figlio di suo cugino, al quale doveva ben altre somme e che aveva approfittato dell’occasione, oltre che per non pagarlo, per tornare a battere cassa e a minacciare ritorsioni, intossicandogli ulteriormente una già malandata vigilia natalizia. Il secondo dei tre poi gli aveva vomitato per intero l’Happy Meal sui pantaloni, che da allora avevano acquistato tonalità viranti verso il verdognolo.

Un Babbo Natale maculato e puzzolente, ma che speranze poteva mai avere?

E dunque, nonostante la puzza residua dall’incidente digestivo del giovane cliente, quella sera non gli andava proprio di cambiarsi. Era troppo depresso: puzzare di meno non l’avrebbe risollevato comunque.

Un altro Natale senza capitone e cassatine. Va bene affogare i dispiaceri nell’insalata di rinforzo, che faceva pur sempre tradizione ed era ben più economica, ma cominciava ad averne abbastanza di quell’andazzo.

E poi anche i suoi figli avevano diritto a qualche piccola concessione al consumismo di fine anno. Fino a quando avrebbe potuto continuare a riciclare vestiti e giocattoli dai parenti più benestanti?

L’anno nuovo avrebbe visto una svolta radicale nella vita di Gennaro Caracciolo: si trattava solo di parlare un po’ con quei suoi amici conosciuti per strada nelle lunghe giornate di venditore ambulante.

E magari avrebbe cominciato ad accettare qualcuno di quei “lavoretti” particolari, forse non troppo puliti ma pur sempre ben remunerati.

Sotto quell’abito rosso, consunto e strappato, batteva ancora un cuore intraprendente, e la poca dignità residua gli imponeva di fare qualcosa per dare un taglio a quella vita di stenti e privazioni.

Assorto in tali pensieri, e in un’attenta e paziente esplorazione delle proprie cavità nasali, giunse al semaforo di Via Marina.Immagine correlata

Il solito traffico, il solito caos di automobili rombanti d’impazienza e di stress da festività invernali. E la solita mendicante a chiedere l’elemosina di sportello in sportello. Anche se stavolta era un po’ più giovane delle sue colleghe abituali. Quasi una bimba, a dire il vero, e arrivava a stento all’altezza dei finestrini per chiedere qualche spicciolo porgendo il braccio verso gli interni bollenti d’aria condizionata.

Zigzagò da un’auto all’altra, approfittando del traffico congestionato, fino a giungere al fuoristrada nero fermo davanti alla centoventisette di Gennaro.

Fu proprio dal suo interno che partì una mano, gratuita e spavalda proprio come i gioielli che la decoravano abbondantemente. Un colpo secco contro la faccia della bambina che la spinse violentemente contro lo sportello dell’auto di fianco, facendole battere la testa e cadere.

Quello a cui di seguito assisterono gli ignari spettatori, costretti sui loro sediolini, fu uno spettacolo da raccontare ai posteri, seduti davanti a un camino di un’altra vigilia di Natale.

Di fronte a quel gesto di violenza gratuita ai danni di una piccola innocente, colpevole solo di non poter essere anche lei dinanzi a un albero illuminato a festa per attendere i meritati regali, Babbo Natale si materializzò in carne e ossa e con un’aria tutt’altro che bonaria e benaugurante.

Si diresse decisamente verso la BMW, e in mano non aveva il tradizionale sacco pieno di pacchetti ma un treppiedi, brandito minacciosamente a mo’ di clava. Spalancò lo sportello e ne estrasse il recalcitrante proprietario, afferrandolo per il bavero del Fay, lucido e bisunto di grasso d’oca.

Dopo di che l’elegante signore seguì la stessa sorte riservata poco prima alla piccola zingarella, sbattuto ripetutamente con la fronte contro la portiera dell’auto di fianco e poi inseguito lungo tutta la strada da un Babbo Natale ormai del tutto fuori della grazia di Dio, rosso in volto, inferocito e intento a percuoterlo ripetutamente a colpi di attrezzatura fotografica oltre che con sonori calcioni sul paffuto fondoschiena.

Due file di passanti attoniti seguirono la scena con la bocca aperta, a metà tra lo stupore e il divertimento.

“Vedi cosa ti fa Babbo Natale stanotte se non ti comporti bene con la sorellina?” disse una mamma al figlioletto, da dietro i vetri appannati di una macchina bloccata nell’ingorgo.

Mezz’ora dopo la centoventisette bordeaux arrivava cigolando sotto casa Caracciolo, alla Sanità.

Ne scesero due passeggeri: uno grosso, sporco, imbronciato e puzzolente come sempre, ma con ai lati della bocca due rughe nuove in tutto simili a un sorriso.

L’altro era una bimba smagrita e malvestita, che invece portava sul viso un’espressione sognante come potrebbe averla solo una bambina che ha appena ricevuto un regalo speciale: un invito a cena da Babbo Natale in persona.

Sulla porta li attendeva la signora Caracciolo, e il sorriso di benvenuto non mutò di alcunché nemmeno di fronte alla vista dell’ospite inattesa.

In fondo, a Natale, un piatto di insalata di rinforzo non si nega a nessuno.

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