Racconto: “Chi ha ucciso Babbo Natale” di Dylan Moriarty

Dylan MoriartyTITOLO:   Chi ha ucciso Babbo Natale? 

AUTORE:  Dylan Moriarty

GENERE:  narrativa

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Hey…
Lo sentite?
Mi rivolgo a voi…
Ragazzi…
Ragazze…
Uomini…
Donne…
Maria De Filippi…
Vecchi…
Ma soprattutto…
Mi rivolgo a voi, bambini…
Almeno voi… riuscite ancora a sentirlo?
Noo?
Ecco…
È proprio questo il punto.
Nessuno riesce più a sentirlo… lo spirito del Natale.
Che fine ha fatto?
Che fine hanno fatto tutte le nostre sensazioni?
Quel meraviglioso conto alla rovescia che partiva dall’otto dicembre? Quando, a cinque anni, sbagliavamo nel contare i giorni che ci dividevano dal Natale e ogni volta la mamma ci correggeva. Quando osservavamo speranzosi le finestrelle del calendario dell’avvento.
A proposito… e il calendario dell’avvento? Che fine ha fatto?
Chi lo fa più?
E il fumo che usciva dai comignoli e che ci faceva pensare al desiderio di spegnere i caminetti, perché altrimenti Babbo Natale si sarebbe scottato mentre scendeva a portare i regali?
L’odore della legna bruciata, quello delle caldarroste e quello dei mandarini?
Perché ci sono bambini che già a sei anni, quando noi chiediamo cosa porterà Babbo Natale per loro, ci rispondono che Babbo Natale, in realtà, è papà e mamma è la Befana?
Perché ci sono persone che vorrebbero essere armate di fucile, per poter sparare a tutti quelli che dicono:
– Hey, se non ci vediamo prima di Natale… auguri. – ?
Cosa c’è di male, se qualcuno ha il desiderio di farti comunque gli auguri, perché ha paura di non incontrarti più fino a quel giorno?
Perchè c’è gente che dice:
– E ti pareva che a Natale non davano MAMMA, HO PERSO L’AEREO? –
Io lo rivedrò sempre. Ogni Santo Natale che verrà.
Perché non ci sono più sorprese?
Perché nessuno ha più il gusto di sorprendersi scartando un regalo? Perché tutti sanno già cosa ci sarà dentro?
Perché c’è gente che non vede l’ora di recitare la famosa battuta che fanno in VACANZE DI NATALE e che dice:
– E pure sto Natale, so o semo levato dae palle… – ?
Davvero non volete più il Natale?
Benissimo.
Via lo zio col maglione da sfigato.
Via la zia zitella che non fa altro che criticare i cibi.
Via le poesie dei bambini, che tanto sono sempre uguali.Dylan Moriarty
Via le tovaglie rosse.
Via il nonno che dorme sempre.
Via la tombola. Che tanto ti fa fare due palle così.
Scanniamoci col Texas Holdem. Che giòchino solo i giocatori avvizziti.
Non abbiamo bisogno della nonna che non capisce mai che numero è uscito e che ci fa solo perdere tempo prezioso.
Sapete che vi dico?
Via anche l’albero e il presepe. Che tanto sono solo una rottura di palle quando si montano e una doppia rottura di palle quando bisogna tirarli giù.
Non invitiamo più nessuno. Che ne dite se rimaniamo soli, il 24, 25 e 26 dicembre?
Anzi, a questo punto, sapete che vi dico? Lavoriamo.
Chi ce lo fa fare a spendere soldi per fare la spesa? Perché metterci a culo per aria dalla mattina per cucinare leccornie per la sera?
Che c’importa dei gamberoni, del risotto alla crema di scampi, della frittura di paranza e del torrone?
Una minestrina e via…
Alle nove tutti a letto.
Tanto ci lamentiamo sempre che ingrassiamo, che ci sentiamo troppo pieni.
Chi se ne importa dei classici di Walt Disney? Tanto li abbiamo già visti tutti almeno dieci volte, no?
Volete questo?
I regali, se proprio dobbiamo farli, ricicliamoli. Diamo regali riciclati anche ai nostri bambini.
Se proprio c’è qualche cugina che rompe le palle e vuole per forza fare il regalo a nostra sorella, che problema c’è?
Possiamo consigliarla noi su quello che deve regalare a nostra sorella, quando viene a chiederci un’idea sul regalo da farle. D’altronde, nostra cugina che ne sa? Chi la conosce? Anzi, perfezioniamo il tutto, andiamoci noi da nostra sorella e diciamole che la cugina non immagina proprio cosa potrebbe regalarle. D’altronde, di nostra sorella non ne sappiamo troppo nemmeno noi.
Facciamo in modo che, quando nostra sorella aprirà un pacco sigillato (non si sa bene per quale motivo), si fingerà sorpresa e la cugina sarà falsamente contenta di aver finalmente azzeccato un regalo in tutta la sua vita. Tanto a cosa servivano quelle facce stupite che facevamo una volta? E le facce imbarazzate che facevamo quando si toppava il regalo? Meglio adesso, no? Tutto immediato. Tutto perfetto.
Non so voi, ragazzi… ma anch’io, che mi stupivo delle luminarie per le strade, che amavo coprirmi perché:
– Che razza di Natale sarebbe se non fa nemmeno un po’ di freddo? – ogni anno faccio sempre più fatica a sentire lo spirito natalizio.
Cosa sono tutti questi parenti che vengono a casa mia e passano metà del pomeriggio chiusi nello smartphone?
Dove sono gli zampognari che passavano ogni anno sotto le nostre finestre?
E Babbo Natale?
Chi ha ucciso Babbo Natale?
Noi… semplicemente noi.
Accostiamoci al suo petto. Se siamo fortunati, forse respira ancora. Forse è riuscito a sopravvivere alla tecnologia, alla velocità di questi tempi, ai cinici, alle persone tristi, alla gente cattiva.
Dipende da noi. Solo da noi.
Torniamo bambini. Facciamo finta… almeno per tre giorni. Non siamo già fin troppo adulti per il resto dell’anno?
Respiriamo quell’aria che conoscevamo fin troppo bene quando avevamo otto anni.
Non è tanto difficile.
Basta sognare. Ne siamo ancora capaci, no?
E allora cosa stiamo aspettando?
Facciamo un bell’albero luminoso, aiutiamo la nonna a mettere i numeri sulla tombola, facciamo i complimenti a mamma che si è fatta un mazzo così per cucinare, perdoniamo quell’amico, se proprio pensiamo che lo sgarbo che ci ha fatto, non era poi così grave.
Mangiamo come se non ci fosse un domani… oppure preferite la minestrina?
Mettiamoci maglioni orrendi ed abbracciamo i nostri figli davanti a un bel classico Disney.
E soprattutto… via sti cellulari. Moriremo, per tre giorni? Non credo. Pensate che il festeggiato che onoriamo ogni anno a Natale, in tre giorni è riuscito a morire e a risorgere.
Quindi sognare che possa farcela anche Babbo Natale, non è poi così un’utopia, non vi pare?
Avanti… portiamo i nostri bambini davanti ad una buca per le lettere, prendiamoli in braccio, che sennò non ci arrivano. Lasciamoli sognare e sogniamo assieme a loro.
Inviamo due belle letterine a Babbo Natale:
In una ci scriviamo il regalo che vorremmo.
Nell’altra scriveremo semplicemente:
– Caro Babbo Natale, rimettiti presto. –

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