Racconto: “Dolci Auguri!” di Maria Fazio

TITOLO:  Dolci Auguri!

AUTRICE:  Maria Fazio 

GENERE:   narrativa 

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«Sono Prontaaa!» si sentì gridare da una voce squillante, e la ragazza scese giù dalle scale rapidamente, tenendo le scarpe in una mano.
Mentre si infilata le décolleté con tacco dodici, l’uomo scosse il capo e le disse: «Tesoro, stiamo andando a cena dalla zia, non a una festa di gala».
La ragazza elargì un meraviglioso sorriso: «Lo so, papà. Ma è la notte di Natale, ogni ricorrenza speciale dev’essere festeggiata come si deve».Lui annuì osservando il vestito di lana beige, intracciato a fili dorati, che fasciava deliziosamente la figura della figlia.
«Forse hai ragione, Sara».
«Dai, adesso sbrighiamoci, che si è fatto tardi» disse lei indossando due luccicanti orecchini in swarovski, i più preziosi che possedesse e soprattutto i suoi preferiti, e infilando poi il cappotto marrone.
«La mamma comincerà a sbuffare se arriviamo in ritardo. Scommetto che lei e la zia hanno già apparecchiato la tavola».
«È probabile» disse lui prendendo le chiavi e accingendosi a chiudere la porta, poi soggiunse: «Mi auguro solo che non ci sia troppo da aspettare in pasticceria».
«Su, stai tranquillo. Faremo in un lampo».
Dopo dieci minuti avevano già parcheggiato davanti alla pasticceria e lei si era fiondata verso la porta. Prese un numero dall’eliminacode e sbirciò il display. Solo tre numeri prima del suo. Emise un sospiro di sollievo e rimase ad aspettare il turno.
Si chiese perché ci fosse sempre tutta quella gente la vigilia di Natale. Non potevano farsi tutti un bel dolce in casa? Come una volta? Lei no, perché non sapeva cucinare, men che meno i dolci. Ma possibile che fossero tutti imbranati come lei? O forse pigri.
Comunque Sara non vedeva l’ora di ritirare il panettone tradizionale che aveva ordinato. Mica quello era un dolce facile da preparare in casa!
Eppure c’era gente che entrava lì per le solite paste della domenica.
No, uffa! Una festa speciale doveva essere vissuta in modo speciale.
Ripensò ai pacchetti regalo con cui aveva riempito il cofano dell’automobile. Sara aveva avuto un pensiero per ognuno degli invitati alla cena, anche se piccolo. Di certo non poteva permettersi di bruciare il suo misero stipendio da animatrice per i regali di Natale, ma le piaceva poter donare un sorriso a coloro che amava.
Nell’attesa la ragazza guardava la vetrina addobbata, le lucine rosse e blu e l’alberello collocato accanto alla cassa, dove la giovane cassiera non faceva altro che ripetere “Buon Natale”.
Mentre osservava distrattamente la cassiera si accorse che all’improvviso quest’ultima era diventata seria, non stava sorridendo alla cliente che pagava in quel momento e non pronunciava alcun augurio. Si sentì infastidita, senza capire perché.
La cliente alla cassa era una donna sulla cinquantina. Aveva l’aria dimessa, sciatta ma non trasandata. Il cappotto nero doveva aver visto molti inverni, e i capelli erano raccolti in una semplice coda bassa.
Aveva pagato per una fetta di torta e si era seduta a un tavolo appartato per mangiarla lì da sola.
Ma davvero potevano esserci persone sole la sera di Natale?
Vide che la donna indugiava, come se non avesse fame, né voglia di dolce. A un certo punto allontanò il piattino, come se fosse disgustata.
Sara si mosse d’impulso: «Posso sedermi qui mentre aspetto il mio turno? La disturbo?»
La donna, pur colta alla sprovvista, rispose gentile: «Prego, sieda pure».
«Stare per troppo tempo in piedi sui tacchi è fastidioso. Le faccio compagnia mentre mangia la sua torta».
«Grazie, ma non ne ho più voglia. Prendila tu, se vuoi».
«Oh, no. Perché? Ha un aspetto così invitante con quelle fragoline fresche».
«Sì, è vero. Mio figlio adorava le fragoline». La voce della donna s’incrinò mentre Sara si rendeva conto di aver spezzato il silenzio di un dolore che giaceva immobile da tempo.
Doveva dire qualcosa.
Sentì chiamare il suo numero. Si voltò di scatto: «Solo un momento, arrivo». Poi rivolgendosi alla donna: «Magari può mangiarla più tardi. La può portare a casa, per Natale».
La donna non rispose, rimanendo a fissare il cucchiaino e Sara si alzò per ritirare il suo panettone.
Mentre prendeva lo scontrino la cassiera le disse: «Viene qui tutti gli anni. Suo figlio è venuto a mancare in un brutto incidente d’auto, alcuni giorni prima di un Natale. Lei era seduta qui ad aspettarlo quando è successo. Non mangia mai la torta. Poi il marito viene a prenderla per accompagnarla a casa, ma non festeggiano più».
Sara deglutì, prese il suo panettone e uscì rapida sul marciapiede.
Non percepì il freddo della sera. Vide suo padre che guardava l’orologio da polso, mentre lei si avvicinava.
Poi si voltò di scatto e tornò indietro.
Raggiunse il piccolo tavolo della donna, si tolse gli orecchini luccicanti e li mise dentro una mano della donna dicendo: «Questi sono il regalo di Natale che avrebbe voluto darle suo figlio. Auguri di Buon Natale! Adesso vada! È ora di andare a festeggiare a casa».
Si voltò senza attendere la reazione della donna e uscì avanzando rapidamente sui suoi tacchi a spillo.
Aveva un sorriso radioso.__

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Qualcosa ho scritto:

Racconto: Tra terra e Mare

Racconto:  Il giorno di Oggi

Racconto: La Magia dei sorrisi a Natale;

Racconto: Non chiamatemi vecchio

Poesia: C’è da guardare oltre i confini – Carteggi letterari editrice

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