Racconto: “Il Cantastorie” di Massimiliano Unterrichter

TITOLO:  Il Cantastorie

AUTORE:  Massimiliano Unterrichter

GENERE:  narrativa

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C’era una volta un cantastorie. Un uomo né giovane né vecchio, che passava la vita andando continuamente dalle montagne al mare e dal mare alle montagne.
Lungo il cammino ogni tanto si fermava nella piazza di un paese, si sedeva al sole sulla scalinata della chiesa o al riparo dalla pioggia sotto il porticato di un bel palazzo rinascimentale, imbracciava il suo liuto, portato a tracolla alla maniera dei trovatori medievali, e cominciava a cantare.
Per la verità aveva un problema: non sapeva mai come cominciare. Tuttavia accadeva sempre qualcosa, il fugace calore di uno sguardo, il volo di una rondine, un improvviso refolo di vento o il nitrito di un cavallo, che catturava la sua fantasia e la fiondava oltre l’orizzonte dei sensi, a ripescare chissà dove negli sterminati magazzini della sua anima storie nuove e sorprendenti.Alcune di quelle storie non avevano capo né coda, eppure c’era una sorta di magia in esse. Chi si fermava ad ascoltarle ne era ammaliato e solo con grande sforzo poteva staccarsene, o più spesso rimaneva per ore a inebriarsene, fino al momento in cui si accorgeva che attorno a lui regnava il silenzio e che il cantastorie era ormai solo un puntino scuro all’orizzonte.
A volte capitava che una donna, ascoltandolo, non potesse fare a meno di fissare il suo sguardo negli occhi azzurri di lui. Le pareva allora che quegli occhi assumessero una profondità di abissi marini e che si stabilisse un flusso, una corrente circolare nei cui gorghi era facile perdersi.
Allora il cantastorie interrompeva il suo viaggio. Per qualche tempo cantava ancora in luoghi appartati, soltanto per lei. Poi la musica del liuto si affievoliva fino a zittire del tutto, il sole perdeva il suo calore e nebbie, dapprima sottili poi sempre più insistenti, annunciavano l’inverno.
Quando il gelo raggiungeva il culmine e la neve scendeva a larghi fiocchi a purificare la terra e annullare l’orizzonte, un mattino solo poche tracce sulla strada imbiancata rimanevano a indicare che il cantastorie era passato di lì.
Dopo ogni sosta la sua rotta mutava, cosicché egli non passava mai due volte dallo stesso paese, nonostante le sue mete non cambiassero.
Si mormorava di lui che, anche quando qualcuno riteneva di conoscerlo bene, rimanevano pur sempre angoli oscuri e sorprendenti che nessuno riusciva a penetrare.
Nessuno di coloro che si erano fermati ad ascoltarlo ne parlava con dispetto o rancore, eppure nelle loro voci era facile captare la vibrazione amarognola dell’incertezza, il dubbio di non aver capito fino in fondo storie che parevano assumere via via significati diversi e persino contrastanti.
Lungo il suo cammino il cantastorie ne aveva viste di tutti i colori e ogni vibrazione, ogni immagine, ogni voce era filtrata fin dentro la sua anima e vi si era stratificata e rimescolata come in un vasto laboratorio in cui, dietro l’ordine apparente, tutto era in continuo divenire.
Durante una delle sue soste egli aveva appreso il mestiere del boscaiolo. Era una vallata di foreste antiche e imponenti e la gente viveva di esse e per esse. Una vallata ai cui margini era passata tanto tempo prima una guerra devastante, che però era finita prima di poterla distruggere.
Ben presto un pensiero era cresciuto e si era fortificato dentro di lui ed esso ritornava prepotente ogni volta che si accingeva a battere con forza sui cunei per atterrare un albero.
Quando un uomo cade, in guerra, – pensava – c’è disperazione e dolore e l’aria vibra di orrore e ci sono sangue e fetore di zolfo. Un albero no. Un albero cade dolcemente, e non c’è rabbia nell’aria che si incurva su di esso in un ultimo abbraccio, né odio o vendetta.
Ed era questa serena dolcezza che ogni volta lo riempiva di rinnovato stupore e lo rasserenava e straziava ad un tempo. Sublime e terribile. Come la vita.
Di lì aveva imparato a capire le piante, a carpirne i segreti. Aveva realizzato che nel loro legno sopravviveva in silenzio l’antico spirito dei boschi, il ricordo degli antichi dèi che la gente aveva traditi ed esiliati. Ne aveva assorbita la pacata consapevolezza che nulla accade per caso e che ogni evento, ogni tassello ha un suo posto preciso e un senso compiuto nel vasto mosaico dell’essere.
Era questo che la gente sembrava non capire, addirittura rifiutare come misteriosa bizzarria di un mondo divenutole estraneo nel caotico e folle tentativo di possederlo privandolo della propria anima.
Il cantastorie aveva percepito con chiarezza assoluta che la terra non appartiene all’uomo, ma l’uomo alla terra, quella terra da cui egli traeva la vita e che lo accoglieva alla sua fine. La terra che ne assorbiva e custodiva le storie prima di affidarle alla voce chiara di fiumi e torrenti, allo specchio dei laghi che le rifletteva verso il cielo.
Aveva capito che qualunque cosa accada alla terra, accade a ciascuno dei suoi figli e che l’uomo che la ferisce, ferisce sé stesso.
Era stato per lui come riuscire finalmente a leggere senza incertezze dentro la propria anima, a interpretare compiutamente quelle storie che da sempre essa gli andava incessantemente suggerendo.
La sua voce si era fatta più piena e ricca di sfumature e non lo abbandonava mai nel suo viaggio senza fine.
Sebbene non sapesse mai come cominciarle, le sue storie avevano continuato a fluire, a volte apparentemente senza capo né coda, e a lasciare a bocca aperta bambini e giovani donne alle quali un giorno aveva regalato un girasole.

Nessuno avrebbe saputo dire dove il suo viaggio si fosse interrotto, né in quale momento. Semplicemente un giorno ci si era accorti che da molto tempo nessuno aveva più visto le sue tracce nella neve.

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Dello stesso autore:

L’Ombra dell’Apocalisse

Mondo Spezzato
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Lettrice curiosa in cerca di emozioni

su carta e su ebook,

blogger per caso,

e scrittrice per passione inesauribile.

Sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo sociologico. Master in Creazione di Progetti Sociali e Sviluppo Locale.

Sono appassionata di libri, di comunicazione, di musica, di arti grafiche e di tutto ciò che è creatività.

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