Racconto: “La Tregua” di Lidia del Gaudio

La Tregua di Lidia del GaudioTITOLO: La Tregua 

AUTORE:  Lidia del Gaudio

GENERE: narrativa

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Leon si sfregò le mani intirizzite. Il freddo della notte pungeva attraverso il tessuto pesante della divisa e la neve caduta per tutto il pomeriggio aveva reso il terreno come fango. Ora, all’avvicinarsi della notte, il cielo gli parve finalmente sgombro e puntellato di stelle. Pensò alla lettera che avrebbe scritto nella solitudine dell’alba, al modo per esprimere la nostalgia che si sentiva addosso e la speranza di tornare vivo e di tornare presto, poi lo distrasse la vista di Tom che si era andato a sedere accanto a lui.«Brrrr. si gela» disse il compagno, sbuffando condensa.
Leon indugiò con lo sguardo sul ragazzo. Era molto giovane, di sicuro più di lui, persino la barba su quel volto gli sembrò non aver trovato ancora sicurezza.
«Che ti succede, cos’hai lì?» chiese indicando il pezzo di carta che l’altro continuava a srotolare e arrotolare tra le dita come in una carezza.
«Una lettera.»
«La tua bella?»
«Mia madre.» Le labbra di Tom presero una piega amara, La camicia gli aveva irritato la pelle candida intorno al collo e ora quel rossore stava risalendo verso le guance.
Leon pensò a quel primo Natale lontano da casa, dentro una buca scavata per chilometri, aspettando di battersi contro un nemico che, di là, aspetta solo la stessa cosa… La situazione non aveva senso, nessuno di loro, e nessuno di quelli che stavano oltre la terra di nessuno, meritava di restare in quel pezzo di mondo freddo e desolato, neppure un centimetro di quel confine poteva valere una goccia del loro sangue.

Hans si era messo al centro del gruppetto e intorno a lui tutti aspettavano di sapere che cosa avrebbe detto. Fu contento d’essersi guadagnato quel rispetto, se lo tenevano in conto, insomma, forse gli avrebbero dato retta. Un discorso, però, non sentiva di poterlo sostenere, cercò di condensare l’idea in poche, semplici parole.
«Dai preti facevo parte del coro, così, se volete, almeno un canto lo possiamo intonare.»
«Un canto, Hans, ma sei impazzito?» Subito arrivarono obiezioni verbali e sguardi scettici.
«Tra poco nostro Signore nascerà, pensate di accoglierlo a colpi di baionetta?»
I compagni risero.
«Ma se quelli di là ci sentono e ci sparano addosso?» chiese uno di loro.
Calò il silenzio, Hans intuì il peso che ognuno si sentiva sulle spalle, lo tradusse nell’immagine di una casa lontana, dei familiari che sfilavano in chiesa recando candele accese, del biglietto d’auguri che aveva tenuto appoggiato sul cuore per tutta la notte. La parola nemico perse significato, l’idea astratta contro cui combatteva prese il volto di altri uomini, altri sorrisi, madri, padri, fratelli, la sua notte si riempì di giovinezza e aspirazioni.
Sorrise, afferrò l’armonica dal taschino e la mostrò. «Sono sicuro che nessuno sparerà, stanotte…»

«Zitti, zitti. Ascoltate…» Leon alzò le braccia per fermare il brusio. Per un attimo rimasero solo le braci rosse delle sigarette e il suono lontano di un’armonica. Riconobbe quella musica e la riconobbe anche Tom, seduto accanto a lui.
«Suonano… Silent night…» mormorò, sgranando gli occhi. Alle voci del canto in tedesco si aggiunsero via via le esclamazioni d’augurio e le risate.
«Guardate…» sentì che altri urlavano dalla postazione, così si sporse a sua volta dai sacchi. Nell’oscurità glaciale brillavano fiammelle e abeti decorati, alcuni uomini avanzavano dalla terra di nessuno, le loro voci s’avvicinavano cantando. A quel punto vide che molti dei suoi compagni uscivano dalla trincea e aprivano le braccia verso un nemico che non era più tale. Li seguì sventolando un fazzoletto, incrociò un gruppetto sorridente che recava un pallone sottobraccio, si ritrovò faccia a faccia con un biondino dalle guance in fiamme e occhi lucenti.
«Present… for… you.» mormorò quello in un inglese incerto, mentre gli offriva un ciondolo a forma di cavalluccio dorato. Leon lo prese e per ricambiare si staccò un bottone dalla giacca e lo porse al biondino insieme a un paio di sigarette. Nessuno aveva dato ordini precisi, pensò, ma la tregua era nei cuori.

Quando riprese in mano il foglio bianco, la fredda solitudine era sparita e sapeva bene anche che cosa avrebbe scritto.

Cari genitori,
è stato il Natale più meraviglioso che abbia mai passato. Eravamo in trincea la vigilia di Natale e verso le otto e mezzo di sera il fuoco era quasi cessato. Poi i tedeschi hanno cominciato a urlarci gli auguri di Buon Natale e a mettere sui parapetti delle trincee un sacco di alberi di Natale con centinaia di candele. Alcuni dei nostri si sono incontrati con loro a metà strada e gli ufficiali hanno concordato una tregua fino alla mezzanotte di Natale. Invece poi la tregua è andata avanti fino alla mezzanotte del 26, siamo tutti usciti dai ricoveri, ci siamo incontrati con i tedeschi nella terra di nessuno e ci siamo scambiati souvenir, bottoni, tabacco e sigarette. Parecchi di loro parlavano inglese. Grandi falò sono rimasti accesi tutta la notte e abbiamo cantato. È stato un momento meraviglioso e il tempo era splendido, sia la vigilia che il giorno di Natale, freddo e con le notti brillanti per la luna e le stelle”.
(Dalla lettera del caporale Leon Harris, 13esimo battaglione del London Regiment – 1914).__

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Il Segreto di Punta Capovento

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