Racconto: “Rotto” di Lidia Paola Popolano

Lidia Paola Popolano TITOLO: Rotto

AUTORE:  Lidia Paola Popolano

GENERE: narrativa

Note: vincitore del concorso città del Galateo  2017

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Autogrill Crocetta sud. Giorno qualunque del mese di novembre di un anno fa. Direzione Brescia. Mario si sedette a prendere un caffè e da lì cominciò a osservare la ragazza incinta, incuriosito dalla sua giovane vita. Bevve il caffè nero e bollente a grandi sorsi. Sentiva che il tonico, bruciando la gola e scaldando lo stomaco, gli restituiva lucidità dopo il lungo percorso notturno.Lei serviva accuratamente i pochi clienti che si avvicendarono,  e intanto Mario la udì parlare con i colleghi al bancone e con la cassiera al fianco. Sentì la breve telefonata alla madre e si rese conto tristemente quanto poche debbano essere le informazioni su di una persona per capirne la vita. Dove vive, dove lavora, se ha o meno una famiglia e dei figli. Le speranze e i sogni.

Ascoltata le parole della ragazza e, intanto, con la mente ripassata le sue, di tappe. Il suo percorso per conquistare il lavoro di addetto alla comunicazione con l’estero della piccola ditta di produzione vinicola del suo paese. La decisione di lasciare la casa dei suoi genitori. L’incontro con Sara. La delusione che provava per le sue scelte e per ciò che considerava i suoi fallimenti. Le ripercussioni sul loro amore. Le sue insicurezze. La sua gelosia e l’incapacità di manifestargliela. La frustrazione che lo aveva allontanato sempre più. Il bere e la lontananza tra loro, la frattura insanabile.

La crepa. La fine.

D’un tratto si domandò cosa stesse facendo seduto lì, a cercare le risposte della sua vita, curiosando nella vita di una ragazza incinta di vent’anni, il cui ragazzo, uno studente fuori sede, se n’era andato appena aveva saputo della gravidanza.

Cosa stesse a chiedere a quegli occhi e a quel profilo di donna che tentava di gestire con la madre un rapporto compromesso e di resistere alla tentazione di andarsene lontano, lasciandole il figlio quando fosse nato.

Non aveva nulla da dire o da chiedere a quel giovane volto sofferente. Doveva per una volta guardare se stesso e rispondere alle sue, di domande.

E l’avrebbe fatto.

Lasciò due spiccioli sul tavolino.

Mario uscì dall’autogrill e rimontò in auto, si diresse per lo svincolo d’inversione di marcia, verso il confine.__

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