Racconto: “Steambros Investigation – Halloween’s Hellgate”

TITOLO:  Steambros Investigation – Halloween’s Hellgate

AUTORE:  Alastor Maverick

GENERE: Halloween

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L’autunno Londinese era da poco terminato e aveva lasciato posto all’inverno rigido e cupo. La luce scemava molto presto e le nubi di piombo, create dalle industrie tessili e meccaniche, contribuivano a celare i raggi del sole. Le giornate erano diventate molto più corte e fredde. Risultati immagini per immagini autunno londineseMelinda era seduta sulla sua poltrona foderata di pregiato tessuto damascato, mentre Nicholas girava per casa sistemando e preparando le classiche decorazioni per la festa dell’ All Hallows Eve chiamata poi Halloween. Era andato la mattina stessa al mercato alla solita bancarella poco distante dal vicolo dove sostava la carovana della cartomante. Aveva comprato una decina di zucche da intagliare ed essendo molto ingombranti le aveva sistemate sul sidecar al posto del passeggero. Una volta giunto a casa si era sistemato sul tavolo e si era messo al lavoro con coltellino e scalpelli da intaglio creando volti spaventosi sulla parte più ampia di ognuna delle zucche. Le aveva vuotate dai semi per fare spazio ad alcune candele che avrebbe poi acceso col calare della sera. Aveva preparato anche diverse ceste piene di dolciumi, caramelle e frutta fresca da poter donare ai ragazzini che presto avrebbero iniziato a girare di casa in casa chiedendo ridenti “dolcetto o scherzetto”. Risultati immagini per immagini zucche halloween

Melinda invece non la sentiva una festa sua. Anzi, quel giorno era particolarmente apatica e non aveva fatto altro che sonnecchiare sulla sua poltrona alternando la sua passione del lavoro all’uncinetto a qualche lettura. Non aveva detto una parola fino a quel momento e si era alzata solamente per preparare la cena che avrebbero consumato più tardi. Fuori dalle finestre era già buio pesto e nemmeno i lampioncini installati nel vicolo erano in grado di fendere la fitta nebbia che era calata. Mel prese il suo segnalibro e lo mise nel punto da cui avrebbe ripreso a leggere in un altro momento. Guardò il proprio fratello indaffarato nel sistemare le decorazioni e quella situazione glielo ricordò quando ancora era bambino. Leggeva nel suo volto una trepidante attesa. La stessa che vi scorgeva quando era il momento della caccia al tesoro per trovare i regali di Natale in Dicembre. Si strinse nella sua coperta in cerca di maggior calore e cullata da quei dolci ricordi chiuse per un istante gli occhi lasciandosi andare in un piccolo sorriso.

Risultati immagini per immagini halloweenSenza alcun preavviso una serie cadenzata di rumori sordi fece sobbalzare entrambi strappandoli brutalmente dai loro intenti. Nicholas fissò la porta con sguardo interrogativo. Arrivò una seconda serie di colpi ma questa volta fu accompagnata dalle risate soffocate di qualche ragazzino. A quel punto capì. Guardò l’orologio e anche se era ancora abbastanza presto, erano appena passate le sei del pomeriggio, evidentemente i ragazzini avevano già iniziato a batter cassa. Melinda si assopì nuovamente dopo il cessato allarme mentre Nicholas prese uno dei tanti cesti pieni di leccornie e si avviò alla porta. Aprendola si trovò di fronte cinque bambini vestiti da mostri. Un paio erano graziosi vampirelli con tanto di mantello e denti finti in bocca. C’era poi una mummia completamente avvolta in stracci grigi di risulta, una bimba vestita da demonietto con una coda rossa lunghissima che spuntava da sotto l’ampia gonna ed infine, il costume meglio riuscito, era una grottesca rappresentazione del mostro di Frankenstein.

Chi indossava quel costume era evidentemente considerato il più coraggioso ed infatti si fece avanti per primo avvicinandosi a Nicholas. Guardò prima il padrone di casa, poi il suo elegante cilindro ed infine il cesto pieno di dolci. Sorrise e si fece coraggio. La sua voce squillante di bambino pronunciò la formula di rito: «Dolcetto o Scherzetto????» Nick simulò spavento notando subito gli sguardi divertiti e compiaciuti dei ragazzini. Fece un passo indietro allungando però il cesto verso di loro: «Prendete questi dolcetti. Questo è tutto ciò che ho per voi questa sera, ma non spaventatemi per favore!» Supplichevole lasciò che il piccolo Frankenstein glielo togliesse dalle mani. E mentre i piccoli stavano per andarsene con il lauto bottino egli aggiunse una dritta. «Andate a trovare la moglie del Capitano Morris! Dovrebbe avere tantissimi dolci!» E senza attendere altro tempo sparì nuovamente dietro la porta.

Melinda non si era mossa dalla sua poltrona ed i suoi occhi erano chiusi. Fece solo un paio di passi per tornare alle sue zucche in cucina quando di nuovo risuonarono dei colpi sulla porta. Questa volta violenti e insistenti. Melinda saltò di colpo su dalla poltrona mostrandosi infuriata. Si mosse velocemente verso la porta. Nicholas tentò di fermarla: «Mel stai calma! Sono solo bamb…» Non riuscì a terminare la frase. Lei spalancò la porta ma rimase di sasso quando al posto dei piccoli demonietti di poco prima si trovò davanti il Capitano Morris, bianco come un cadavere e con il terrore puro disegnato sul volto. Il respiro affannoso gli impediva quasi di parlare ed era piegato in due reggendosi con le mani sulle ginocchia. Nicholas a sua volta potè vedere la scena e dunque senza pensarci lo invitò ad entrare sebbene in passato ci fossero stati attriti tra di loro. Anzi il solo fatto che egli avesse bussato proprio alla loro porta era un chiaro sintomo di disperazione. Non appena Melinda si fece da parte per farlo entrare, il Capitano si fiondò all’interno superando il salone in pochi passi. Un’agilità innaturale per il suo corpo tozzo e robusto. «Chiudete la porta presto! Usate i catenacci, sbarrate le finestre tirate fuori le armi! Quì sta per succedere il finimondo!»

Sebbene entrambi pensassero che l’ uomo stava delirando, il suo volto diceva chiaramente il contrario. Egli era convinto di ciò che la sua bocca aveva pronunciato ed il terrore era tangibile. Nicholas lo assecondò e chiuse la porta. Si rese conto che Morris aveva la propria arma in mano e decise che era meglio non contraddirlo nè agitarlo più di quanto già non fosse.

«Capitano, per ora è al sicuro. Mi dica cosa sta succedendo. Ogni cosa. Dati, fatti, dettagli!» Per ognuna delle ultime tre parole il ragazzo picchiò il dorso della mano destra sul palmo della sinistra emettendo tre schiocchi ben udibili. Il Pubblico Ufficiale si guardò attorno per verificare di essere davvero al sicuro per quanto possibile e solo allora prese fiato: «I demoni. Hoyt, dovete starmi a sentire! Hanno sguinzagliato demoni in giro per tutta Londra!» Nicholas sollevò un sopracciglio e Melinda altrettanto. Lei poi non aveva mai creduto a tali scemenze poichè nella sua mente c’era posto solo per il razionale. Nick fece due conti e saltò subito ad una conclusione che al momento poteva apparire ovvia. «Capitano, per quanto realistici possano apparire sono solo bambini truccati ad arte per la festa di Halloween. Suvvia non esistono i demoni. O meglio, non su questo piano di esistenza!» Si corresse infine. La sua mente era decisamente più elastica e aperta di quella della sorella. «Vi dico che è così! » Replicò il Capitano. «I bambini non hanno artigli, non volano e soprattutto non odorano di zolfo e sangue bruciato!» Cercò di riprendersi e in questa impresa ebbe un’importanza fondamentale la manata di caramelle che pescò da una delle ceste poco distanti e si infilò in bocca. Ci mise qualche istante a mangiarsele tutte e solo allora si decise a parlare: «Ero alla centrale con i miei colleghi quando un enorme mostro ha sfondato la vetrata principale cominciando a distruggere tutto quello che trovava sul suo passaggio! Joseph ha tentato di sparargli contro ma non è servito a nulla. L’abominio lo ha afferrato e lo ha falciato con i suoi tremendi artigli!»

La disperazione era reale e tremendamente evidente in quel racconto. Melinda, oltre ad ascoltare incredula, gli si era avvicinata per verificare che non facesse puzza di alcool o di qualche sostanza come l’oppio. Non trovò niente di tutto questo. Morris era solo tremendamente sudato e provato. Aveva sicuramente corso fino a casa loro dal posto di lavoro. Erano quasi tre chilometri e lui li aveva percorsi a piedi. Le gambe tremavano vistosamente. A quel punto la donna cominciò a preoccuparsi e scambiò uno sguardo eloquente con il fratello che prese parola. «Capitano, supponendo che ciò che dice sia vero, lei è scappato da quella situazione. Ma sa se qualcuno l’ha seguita? Ed è proprio sicuro che il signor Joseph Rendall sia proprio deceduto? Magari è stato ferito e nient’altro». Il Capitano scosse la testa e lasciò cadere l’arma a terra. Mostrò le mani ai due investigatori rivolgendo verso di loro i palmi insanguinati. «Ho visto la sua testa rotolare sulle mie scarpe e d’istinto l’ho raccolta. Sono abbastanza sicuro che sia morto». La sua voce tremava e a questo punto anche il cuore di Nicholas aveva iniziato a sussultare. Per quanto stramba fosse quella storia, c’erano tutti gli elementi per accettare la situazione come plausibile. Forse non era stato un demone ma un killer. Forse aveva infarcito la storia esagerandola un pò. C’erano però due fatti che non si potevano ignorare. Morris aveva le mani sporche di sangue e quella sera qualcuno era stato ucciso. Da chi o da cosa era tutto da appurare.

«Capitano, cerchi di ricomporsi. Se c’è un pazzo psicopatico in giro è nostro compito fermarlo e impedirgli di fare altro male!» Morris arretrò di colpo appiattendosi contro al muro. «Mai!!! Non uscirò di nuovo da quella porta finchè non sarà tutto finito o finchè l’inferno non ci inghiottirà!» Era ormai chiaro che dovevano vedersela da soli. Melinda annuì e andò a prepararsi. Nicholas dovette solo mettersi il cappotto a doppiopetto ed una sciarpa che lo avrebbe tenuto ben caldo. Melinda uscì dopo pochi minuti dalla sua stanza con la solita tenuta comoda e priva di ninnoli femminili. La lunga treccia raccolta sotto il suo berretto preferito, l’unico che possedeva. Si raccomandarono col Capitano di chiudersi dentro ed egli accettò di buon grado.

Risultati immagini per immagini londra nebbiaFuori era buio pesto ed ebbero qualche difficoltà a raggiungere la rimessa dove sostava il loro sidecar a causa della fitta nebbia. Intanto si guardarono un pò attorno alla ricerca di indizi o di qualcosa di anomalo. In effetti qualcosa che stonava c’era. Il silenzio più assoluto. L’unico rumore che si poteva percepire era quello dell’umidità condensata in acqua che gocciolava giù per le grondaie. Nonostante fossero a Londra anche quella nebbia così fitta era molto lontana da quella che dovevano affrontare di solito. Le lanterne in strada erano ancora accese ed erano gli unici lievi bagliori che delineavano le pareti delle case. «Mel, andremo sul posto di lavoro del Capitano e indagheremo da quel punto. Se davvero hanno colpito qualcosa dovremmo poter trovare i proiettili a terra o comunque qualcosa che possa indicarci come è andata». Melinda annuì anche se iniziava ad essere spaventata. Quella non era un’indagine per recuperare un cimelio o per scoprire chi fosse l’assassino in base a prove raccolte da altri. Era una vera e propria caccia al killer e loro erano perfino disarmati. Si strinse al braccio del fratello mentre camminavano lungo la via e finalmente raggiunsero la rimessa. Come sempre l’uomo prese il posto del pilota e lei salì sul posto del passeggero. Nick accese il motore e il potente faro di cui era dotata la polena del sidecar. Anche in quel modo non poteva vedere più lontano di una decina di metri, quindi dovette procedere con cautela.Risultati immagini per sidecar nebbia

Ci misero più tempo del previsto a giungere sul posto ma quando arrivarono lo spettacolo che si trovarono davanti fu raccapricciante. Non solo Joseph era stato ucciso ma tutta la squadra del turno di notte a parte il Capitano che, a questo punto, era stato astuto a fuggire non appena aveva potuto. Melinda trattenne un conato di vomito. L’odore del sangue era pungente così come quello dello zolfo. Ci misero parecchio ad abituarsi. Solo allora scesero dal sidecar che lasciarono preventivamente acceso vicino alla vetrata distrutta. Mossero alcuni passi all’interno e come priorità, ancor prima di guardarsi attorno, estrassero le ampolle luminose dalle loro tasche e le agitarono mischiando con violenza i componenti chimici i quali rilasciarono un’intensa luce azzurra fluorescente. Entrambi raccolsero le armi a terra e verificarono che fossero cariche. Melinda non aveva idea di come si usassero quegli aggeggi mentre Nicholas ne aveva perfino riparato qualcuno nei tempi morti. Col braccio destro la spinse dolcemente dietro di sè e lei si appiattì dietro la sua schiena ampia e robusta.

I corpi delle vittime erano dilaniati da artigliate simili a quelle di un orso. Ne aveva già viste di simili in alcuni referti di autopsie ma di solito l’orso responsabile veniva cercato e abbattuto dalle autorità. In questo caso non c’erano orsi in giro per Londra. l’ultimo circo itinerante aveva levato le tende due mesi prima e se fosse scappato un animale lo avrebbero saputo dopo poche ore. Si avvicinarono al corpo di Joseph. Melinda decise di non guardare mentre Nicholas doveva farlo. Risultati immagini per artigli horrorEstrasse il suo orologio da taschino e con un paio di rotazioni in senso orario lo trasformò in un monocolo d’ingrandimento. Rivolse la luce verso quello che restava del cadavere e, come aveva detto Morris, non ne trovò la testa. Guardò meglio e scoprì uno strano liquido verdastro accanto alla pozza di sangue uscita dal corpo di Joseph. Puzzava tremendamente di zolfo. Ma oltre ai due odori forti che impestavano quel luogo ve n’era uno che invece sembrava famigliare. Nicholas inspirò un paio di volte cercando di isolare quel profumo che tanto stonava in mezzo a quella carneficina ed improvvisamente realizzò. Era lo stesso odore che proveniva dalla carovana della cartomante davanti alla quale passava ogni volta che si dirigeva al mercato. Un particolare tipo di incenso aromatizzato alla vaniglia ormai appena percepibile. Fu Melinda però a tradurre in parole i pensieri del fratello. «Pensi che la strega del vicolo abbia a che fare con tutto questo? » Nicholas scosse il capo. «Non so a cosa pensare. L’unica cosa certa è che è stata quì e che in qualche modo è riuscita a ferire il nostro Killer. Che ormai è chiaro non essere umano». Dichiarò abbassandosi verso il pavimento ed estraendo da quella gelatina vischiosa e puzzolente uno dei proiettili sparati probabilmente da Joseph. Quello non era sicuramente sangue umano. «Non è stato il proiettile a farlo sanguinare. Un foro così piccolo non sarebbe riuscito a far uscire neanche una goccia di questa gelatina. Talmente vichiosa e densa che può essere uscita solo da un taglio. Un taglio profondo o un grosso buco. E questi uomini non possiedono armi in grado di infliggere tali ferite».

Melinda optò per il silenzio. Le si era accapponata la pelle. Scuoteva la testa in segno di dinego e lottava con sè stessa per ricacciare indietro il dubbio che qualcosa potesse essere veramente fuori dalla sfera razionale come stava perfino confermando suo fratello. Lui decise di ispezionare ancora quando l’odore di zolfo si fece più intenso. Diventò fastidioso a tal punto da costringere i due a coprirsi naso e bocca per poter respirare. Un aumento così rapido ed esponenziale dei miasmi poteva voler dire una sola cosa. Si voltarono all’unisono e si trovarono di fronte ad un abominio orribile. Pareva un cane dalla postura, ma le dimensioni superavano quelle di un Mustang da tiro. L’ampolla di Nicholas lo illuminò per bene. La pelle o qualunque cosa lo ricoprisse era squamata e cadente. Sotto si potevano notare i muscoli ed i nervi completamente scoperti e all’aria. L’odore putrescente emanato da quella creatura dava il voltastomaco così come il suo aspetto. Zanne affilate uscivano da quella mandibola priva di copertura. Gli occhi gialli fissavano minacciosi fratello e sorella. Le zampe erano simili a quelle di un enorme gorilla ma provviste di artigli compatibili con le ferite sui corpi dei defunti poliziotti. Così come quello della sorella, anche il cervello di Nicholas stava registrando ogni cosa e l’ultimo dato ad essere immagazzinato fu un enorme taglio obliquo sulla zampa destra posteriore da cui ancora stava colando un vischioso liquido verdognolo. Aveva ragione. Era stato ferito da un’arma da taglio. I proiettili gli avevano a malapena scalfito il muso. Durò solo una frazione di secondo poichè subito dopo entrambi urlarono spaventati e iniziarono a correre verso la vetrata e quindi il sidecar fortunatamente ancora acceso. L’adrenalina in corpo li rese più rapidi ed agili rispetto al solito tanto che Melinda riuscì a salire in salto nel suo posto e Nick prese subito il comando del mezzo. Ma attese a partire. L’enorme creatura uscì a sua volta allo scoperto mostrando qualcosa che i due non avevano notato prima a causa dello spavento. Ciò che aveva adesso al corpo non erano lembi di pelle cadenti ma enormi ali che la bestia, in quel momento, tentò di aprire.

«Morris l’aveva detto che volava!!! Parti Nick, Muoviti!!!!» Egli premette uno dei pulsanti sulla maschera di comando del mezzo ed al rombo del motore si aggiunse un fischio crescente particolarmente forte e fastidioso. La bestia corse in avanti per raggiungerli e Nicholas finalmente lasciò il freno e girò la manopola dell’acceleratore liberando tutta la potenza del sidecar. La grossa ruota posteriore cominciò a slittare sulla strada sparando a incredibile velocità pezzi di vetro e ciottoli verso la creatura che fu costretta a fermarsi di colpo e a coprirsi il muso con una delle ali. Allo stesso modo i tubi di scappamento rilasciarono nubi di vapore ad altissima pressione e temperatura che furono in grado di sciogliere parte della membrana alare del mostro il quale lanciò un grido agghiacciante. Il sidecar partì rapido lungo la via di fronte a loro ma la bestia risultò più coriacea del previsto. Non poteva spiccare il volo ma era molto veloce sulle quattro zampe e cominciò quindi un inseguimento serrato. Nicholas cercava di mantenere il controllo del mezzo senza sbattere contro i muri delle deserte e strette vie di Londra mentre il demone non se ne curava troppo. Ogni volta che sbatteva contro un muro ne grattava via qualche pietra o calcinaccio ma non accennava a stancarsi o fermarsi. Melinda si voltava spesso ed ogni volta scopriva con sgomento che il loro inseguitore era sempre più vicino. «Nick non puoi andare alla massima velocità su queste vie. Se vogliamo distanziarlo dobbiamo uscire dalla città!» Il pilota annuì ed improvvisamente svoltò su di una viuzza sulla destra.

Questo repentino cambio di direzione diede loro un pò di vantaggio. Il mostro non se lo aspettava e per un attimo proseguì dritto prima di artigliarsi al manto stradale per fermarsi e poi correggere la direzione. Dopo circa quattro minuti di puro terrore finalmente finirono su di una strada ampia e dritta, priva di ostacoli. Veniva battuta ogni giorno dalle carrozze dei mercanti che si dirigevano in città per rifornire gli empori di primizie fresche e dunque era molto più semplice e meno rischioso spingere al massimo il sidecar. Purtroppo avrebbero rinunciato a qualunque copertura in campo aperto ma potevano andare molto più veloci di prima e con un pò di fortuna la bestia si sarebbe anche stancata. Riuscirono a distanziarla di diversi metri ma incredibilmente il demone non li mollava. Rimasero a distanza costante per circa un paio di miglia fino a quando la creatura non ricominciò a guadagnare terreno. Melinda sgomenta afferrò la gamba del fratello e cominciò a gridare. «Ci raggiunge, maledizione! Ci sta raggiungendo!» Nicholas tentò di girare ancora la manopola ma scoprì con orrore che aveva raggiunto il fine corsa. Nonostante le modifiche al motore a vapore e la paurosa velocità di quasi settanta miglia orarie, quell’enorme abominio stava guadagnando terreno. Il pilota ebbe appena il tempo di buttare l’occhio sullo specchio retroriflettente che la bestia, ormai a tiro, spiccò un balzo. Li avrebbe raggiunti, uccisi e forse perfino divorati. Urlarono entrambi.

Melinda si strinse alla vita del fratello e lui sgranò gli occhi in attesa della fine. In quell’istante accadde qualcosa che non avevano preventivato. Un bagliore intensissimo li accecò entrambi e l’elettricità nell’aria aumento di livello fino a drizzar loro peli e capelli. Saette blu e bianche avvolsero la bestia per un breve istante, poi un’enorme e incandescente sfera di plasma la attraversò da parte a parte lasciando un buco enorme lungo la sua traiettoria. Il mostro rovinò a terra capitombolando e mancando di un pelo il sidecar. Poco dietro di loro erano apparse due luci quasi accecanti e anch’esse erano in avvicinamento. Nicholas non sentendosi ancora fuori pericolo continuò a correre come un pazzo lungo la strada ma anche chi li stava seguendo era più veloce di loro. Melinda alzò gli occhi pieni di lacrime e per poter capire cosa stava succedendo dovette detergerli con la manica del suo adorato cappotto da aviatrice. Un’aria interdetta le si dipinse sul volto quando capì cosa li stava braccando.

La carovana della cartomante li stava per affiancare. Il potente motore a vapore era stato spinto al massimo. Alla guida, ben in vista, vi era una donna dai tratti gitani, molto attraente e all’evidenza particolarmente spericolata. Nicholas riuscì solo ad intravvederla dallo specchio. Dal tetto della carovana invece sbucava un ragazzo all’apparenza giovane con due enormi occhiali simili a quelli da meccanico che possedeva Nick ma molto più tecnologicamente avanzati. Il ragazzo alzò la canna dell’arma verso l’alto smettendo di puntarla sulla strada. Era una cosa che Nicholas non aveva mai visto. La canna era molto lunga e il terminale era ancora rosso incandescente, segno che aveva sparato da poco. Collegò ad essa i lampi di luce che avevano appena visto e rimase scioccato da ciò che evidentemente ancora non conosceva. La donna alla guida della carovana gridò. «Bel colpo Tesla! L’hai preso in pieno!» Il ragazzo annuì sorridendo e soffiò per raffreddare la canna che poco a poco tornò del colore normale aiutata anche dall’aria che gli scorreva attorno visto la velocità a cui stavano andando. «Grazie Stella! E con questo fanno tre!»

La bella gitana poi fece un cenno a Nicholas indicandogli di accostare e sebbene riluttante egli rallentò e fermò il sidecar diversi metri dopo. Anche la carovana si fermò accanto al sidecar e con un balzo agile la donna scese dalla postazione di guida e si avvicinò ai fratelli Hoyt.

Melinda, ancora scossa, non proferì parola e fu dunque il fratello a conferire con quella che a tutti gli effetti pareva una cartomante. Sia l’abbigliamento che le movenze ipnotiche parlavano per lei. Prese parola per prima. «Voi siete gli Hoyt Brothers. Abbiamo bisogno del vostro aiuto. Tutto questo trambusto è senza dubbio opera di un rituale di magia nera. E dalle mie ancora lacunari conoscenze in materia potrei dire che qualcuno sta tentando di aprire un portale che collega questa dimensione con gli inferi per riversare un esercito di demoni sulla terra. Il problema è che non abbiamo idea di dove trovare questo pazzo per fermarlo».

Anche lei aveva il fiatone dopo il concitato inseguimento ed era chiaro dalla preoccupazione che lasciava trasparire che avevano il medesimo obiettivo. «Se i testi che ho letto sono gusti questa è solo l’avanguardia e a mezzanotte esatta si spalancherà sul nostro mondo un enorme portale». Nicholas si voltò verso la sorella che appariva sgomenta. Lei faceva della razionalità il suo punto di forza ma in questa storia di razionale non c’era proprio niente. Demoni, portali per gli inferi, armi che parevano arrivate da chissà quale romanzo di fantascienza. Era davvero troppo. Stava tremando aggrappata al braccio del fratello ed i suoi occhi erano bagnati di lacrime. «Quindi abbiamo poco tempo per trovare quel folle. Ci servono indizi. Torniamo indietro, voglio esaminare il cadavere del demone». Passò una mano con delicatezza dietro la schiena di Melinda frizionando con dolcezza e cercando di donarle calore. «Mel, so che è difficile ma ho bisogno di te… Aiutami, ti prego…» Un sussurro che accarezzò le orecchie della sorella.

Ella sollevò lo sguardo sul viso del fratello ed ancora tremante annuì. «Andiamo» Sentenziò poi lui dando nuovamente gas e cominciando a ripercorrere la strada a ritroso seguito a ruota da dalla carovana. Una volta sul posto, scese lasciando il sidecar acceso ed aiutò Mel a fare lo stesso. Estrasse dalla tasca del Gilet il proprio orologio/monocolo e lo indossò. Stella fece luce con i propri fari sull’abominio. Un’infinità di stimoli colpirono i sensi di Nicholas che fu costretto a fare uno sfrorzo per ricacciare indietro i conati. La bestia aveva un buco del diametro di circa una cinquantina di centimetri che la attraversava da parte a parte ed i bordi di quel foro erano abbrustoliti e fumavano ancora. Il suo sangue verdognolo e vischioso si stava ancora spargendo sull’erba a lato strada e puzzava tremendamente di uova andate a male. Con riluttanza, Nick, si avvicinò ulteriormente. Prese il coraggio a due mani e afferrò tra pollice ed indice uno degli artigli delle zampe anteriori. Esaminò bene ciò che poteva dirgli quel cadavere. Tolta la polvere della strada ed il sangue raggrumato delle sue vittime egli riuscì ad estrarre alcune schegge di legno piuttosto grosse che si erano conficcate nelle parti molli. «Pavimento in legno. Questa bestia è stata in un luogo chiuso. Non la stazione di polizia, loro hanno normali pavimenti in pietra».

Esaminò meglio una delle schegge più grandi e la mostrò anche a Melinda. «S-Sembra… Acero». Disse tremante lei fissandola per un lungo istante. Poi spalancò gli occhi rossi dal pianto e si coprì la bocca con una mano inspirando nervosamente. «La biblioteca!» Un grido soffocato uscì dalle sue labbra. Nicholas riflettè un istante ed annuì. Fortunatamente il loro zio non lavorava più in quel posto che tuttavia rappresentava una parte importantissima della loro infanzia. «Potrebbe essere passato di la o potrebbe essere uscito proprio dalla biblioteca. Vale la pena verificare!»

I quattro decisero di muoversi nuovamente verso il centro, rassicurati dalla formidabile arma di Tesla e speranzosi di trovare l’epicentro di quella potenziale catastrofe. Il tempo scorreva rapido e non era certo loro alleato. Sfrecciarono lungo le vie della città senza trovare intoppi almeno inizialmente. La nebbia era fitta all’interno come se una densa barriera volesse impedire l’ingresso alla città. Non c’era anima viva in giro. Tutte le finestre erano sbarrate e dei bambini che avrebbero dovuto girare di casa in casa non c’era alcuna traccia. Man mano che si avvicinavano alla biblioteca una sensazione di pesantezza al petto si faceva più insistente. Un malessere generale si stava impadronendo dei loro corpi. Stella dovette fermare la carovana poichè essendo la più sensibile alle vibrazioni negative era anche quella che risentiva maggiormente di quei miasmi psichici. «Non ce la faccio. Tesla, vai con loro, prendi la moto. Io non posso proseguire» E detto questo la bella gitana si rifugiò all’interno dell’enorme carrozza fermandola ad un lato del vicolo. Il giovane inventore prese la motocicletta nascosta all’interno e la propria formidabile arma in spalla e seguì i fratelli Hoyt. Nicholas decise di lasciare indietro il sidecar e proseguire verso la piazza della biblioteca a piedi per non farsi sentire e gli altri due lo imitarono.

Risultati immagini per HellgateSbucarono con prudenza dal vicolo e videro che l’ingresso della biblioteca era presidiato da un nugolo di creature svolazzanti simili ad enormi pipistrelli ma dotati di zampe prensili e di affilati artigli. Le grida stridule di quegli esseri gelavano il sangue ed il solo vederli metteva terrore. Gli occhi rossi di ognuno di loro si potevano vedere anche a lunga distanza nonostante la nebbia. Tesla posò una mano sulla spalla di Nicholas e gli chiese di farsi da parte. «Con questo posso sbarazzarmene facilmente. Ma dovrete rinunciare al bel portone della biblioteca» Nicholas riflettè un momento ma decise di non fermarlo. C’era in gioco molto di più dell’aspetto estetico della biblioteca. Se non avessero fermato quel rituale, tutto il mondo ne avrebbe pagato le conseguenze. Annuì. Il ragazzo dunque si mise in posizione appoggiando la schiena al muro per non risentire troppo del rinculo dell’arma. I condensatori emisero un ronzio fastidioso ed un fischio crescente fece comprendere che a breve ci sarebbe stato lo scoppio. Nick e Mel si abbassarono mettendosi ad una ragionevole distanza mentre Tesla puntava la canna verso il nugolo di creature permanendo ancora non visto. Premette il grilletto ed un sfera di plasma incandescente seguita da una tempesta di fulmini venne scagliata in direzione dello stormo. Chi non veniva polverizzato dal contatto diretto con la sfera veniva ustionato e folgorato dai fulmini blu che danzavano intorno ad essa. Si schiantò contro l’enorme portone di legno massiccio facendolo letteralmente esplodere. Non appena il fumo si diradò fu chiaro che non erano rimasti avversari. Al loro posto una poltiglia nera puzzolente ricopriva il pavimento. Decisero di avanzare ed entrare. Davanti a tutti Tesla, che tentava di raffreddare in fretta la canna dell’arma che era incandescente. Non avrebbe potuto sparare di nuovo.

Dietro Nicholas con l’ampolla luminosa elevata in aria per fare luce in un raggio più ampio possibile. Scoprì però molto presto che non ve n’era alcun bisogno. Gli scaffali coi libri erano stati spostati in malo modo contro le pareti e l’enorme stanza al centro era vuota. Un ampio pentagramma era stato tracciato sul pavimento e cinque corpi di giovani fanciulle all’apparenza ancora vive erano disposti in ordine all’altezza di ogni punta. Erano sdraiate a terra, completamente prive di abiti. Era stata inferta loro una ferita sul petto, tra i seni e da questa fluiva una strana energia verde che andava a confluire in un manufatto appeso al centro della sala, sul soffitto. Proprio in mezzo al pentacolo. Dal manufatto poi, fluiva la stessa energia concentrata fino al pavimento e finiva in una pozza di liquido che pareva lava incandescente. All’apparenza immobile. Sul fondo della sala un uomo incappucciato pronunciava una lenta ed agghiacciante litania ed accanto a lui vi erano due dei mostri enormi che già avevano incontrato.

Tesla fece un passo indietro. «Nick… » Sussurrò. «Che diavolo facciamo? Ho un solo colpo a disposizione».

Nicholas si guardò intorno e Melinda fece lo stesso. la pozza di lava stava prendendo consistenza. Si stava ingrandendo lentamente e da essa cominciavano a vedersi diverse forme che si agitavano al di sotto. Mani artigliate che cercavano di rompere la pellicola che le teneva intrappolate negli inferi. Inquietanti volti senza occhi facevano capolino da quel pozzo senza fondo. L’orologio di Nick continuava a ticchettare e mancava davvero poco alla mezzanotte. Tesla continuò a fare ipotesi. «Potrei sparare direttamente a lui ma poi i due demoni al suo fianco ci farebbero fuori» Continuò.

Nicholas stava iniziando a sudare. Non sapeva come muoversi e Stella non era lì con loro. «Oh, al diavolo!» Tesla non ne potè più di aspettare. Mancavano pochi secondi alla mezzanotte e dunque caricò l’arma come poco prima. La puntò verso lo stregone e caricò il colpo come aveva fatto fuori dalla biblioteca. Melinda intanto si era legata la treccia in uno chignon usando il suo caro nastro di velluto nero. Le decisioni prese in quel momento avrebbero segnato il loro destino e quello del mondo intero. Il giovane armato posò il dito sul grilletto. Prese la mira ed inspirò per poi trattenere il fiato e divenire immobile. Aveva un solo colpo e il suo bersaglio era molto lontano.

Nel momento esatto in cui il suo cervello mandò l’ordine all’indice della mano destra di tirare il grilletto, Melinda decise di agire buttandoglisi addosso e forzando la mira del fucile in direzione del più vicino manufatto dal quale confluiva l’energia delle cinque vittime sacrificali. «NOOOO!» Tesla riuscì a dire solo questo quando il colpo partì. La sfera di plasma si schiantò contro il manufatto creando un’enorme esplosione di energia. Quella mistica mescolata a quella incredibile del plasma concentrato si rivelarono incompatibili al punto da crerare una detonazione al tempo mai nemmeno immaginabile. Tutti i presenti vennero investiti e spazzati letteralmente via e mentre le carni bruciavano e si disgregavano sotto il calore dello scoppio Melinda fece solo in tempo a dilaniarsi dal dolore per aver scelto la morte per tutti in cambio della salvezza del mondo. Soprattutto per la persona a cui voleva più bene ovvero il fratello Nicholas. Quel pensiero sarebbe durato ancora poco poichè il fuoco infinito che li divorava li avrebbe presto consumati completamente.

Cadde a terra e prima di perdere completamente conoscenza, nella sua mente partì un suono forte e cadenzato. Una serie di colpi insistenti a poca distanza gli uni dagli altri. Così insistenti che… Melinda spalancò gli occhi tirando un enorme sospiro come se fosse stata in apnea diversi minuti. Respirò alla stregua di un atleta che aveva appena compiuto una maratona. Si guardò attorno confusa notando che era ancora sulla sua poltrona avvolta dal panno caldo.Risultati immagini per dolcetto o scherzetto Fu la voce di Nicholas a destarla completamente. «Mel stai calma! Sono solo bambini!  Vado io!» Non capì subito. Dovette girarsi nuovamente verso la porta di casa sua dove qualcuno insisteva a bussare. Nicholas aveva preso un cesto di dolcetti e si era diretto ad aprire. Una volta spalancata la porta si trovò davanti  cinque bambini vestiti da mostri. Un paio erano graziosi vampirelli con tanto di mantello e denti finti in bocca. C’era poi una mummia completamente avvolta in stracci grigi di risulta, una bimba vestita da demonietto con una coda rossa lunghissima che spuntava da sotto l’ampia gonna ed infine, il costume meglio riuscito, era una grottesca rappresentazione del mostro di Frankenstein… «Dolcetto o Scherzetto?»

“Il portale dei timori è racchiuso nell’inconscio… Sta a noi stabilire come e quando aprirlo per affrontare le nostre paure”.__

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2 thoughts on “Racconto: “Steambros Investigation – Halloween’s Hellgate”

  1. Alastor says:

    Un sentito ringraziamento a finestrasulmondo.net e alla sua deliziosa amministratrice Maria per questa opportunità.

    Buon Halloween a tutti!🎃

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