Racconto: “Tra terra e mare”

TITOLO: Tra terra e mareRisultati immagini per immagini scogli

AUTORE: Maria Fazio

GENERE: narrativa

Note: racconto vincitore al Concorso Letterario Pro Loco Ceriale 2005

 

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Un porto, un porto in cui arrivare e da cui partire. Questo è ciò che ho sempre visto affacciandomi dalla mia casa dacchè ero un bimbetto con indosso i pantaloni corti che bighellonava per le vie del paese arroccato sulla collina, trotterellando in coda ad un paio di ragazzetti più grandicelli.

Dalla finestra di casa si vedeva, giù a capofitto, il blu del mare su cui ogni mattina le barche dei pescatori cominciavano la loro giornata e trascorrevano la loro esistenza.

E ancora adesso che gli anni mi hanno consumato tutte le energie e non riesco più a reggere il mio peso sulle mie sole gambe, ma ho bisogno del sostegno di un lentissimo bastone… ancora adesso mi sveglio al profumo del mare.

Dal mare vidi giungere il primo straniero e, vedendo i suoi abiti chiari, eleganti ed il suo sorriso entusiasmato pensai che oltre quell’acqua di blu intenso si trovasse il meglio da vedere e da scoprire.

Oltre il mare… ma io non sono mai stato oltre il mare.

Su questa striscia di terra che sfugge all’acqua sono affollate le poche costruzioni intorno a cui si è consumata la mia vita: la chiesetta antica, col campanile a punta, al cui interno si respirava odore di muffa da cui sfuggivo tutte le domeniche mattina; la lunga strada porticata dietro i cui archi ogni sera mi nascondevo per  spiare i movimenti distanti di un amore adolescente; ed il porto, crudele ed indifferente.

Più di qualsiasi cosa nei miei ricordi c’è proprio questo porticciolo stretto ed antico, animato dal vociare dei pescatori e dalla curiosità dei turisti. Proprio questo perché da qui ho visto partire e non più tornare coloro a cui ho voluto più bene.

Il primo fu mio padre ed avevo solo sette anni. Partì all’alba per andare a pescare e non tornò più; io non ebbi l’opportunità neppure di dirgli addio e questo fu il primo, violento dolore della mia esistenza.

Scappai via correndo e trascorsi tre giorni nascosto alla Pietra Rossa. La Pietra Rossa non era precisamente un luogo ma un ambiente di meditazione che noi ragazzetti c’eravamo inventati.

Sulla collina subito dietro al paese, appena finivano le case e cominciava il verde, si trovava una piccola fossa dalla quale non era possibile vedere il mare, ed in mezzo a questa incavatura si trovava una roccia liscia, di colore rossastro sulla quale era possibile sedersi a riflettere in perfetta solitudine.

La Pietra Rossa è sin da allora la mia unica consolazione.

Stetti tre giorni lì da solo, senza piangere, soltanto immaginandomi un addio che non avrei mai vissuto, un abbraccio che non avrei mai più avuto. E quando finalmente tornai, trovai mia madre con gli occhi gonfi di lacrime.

Lei mi corse incontro ricoprendomi di baci umidi, e da allora, comprendendo quale angoscia le avevo procurato per il timore che fosse accaduto qualcosa anche a me, l’avvisai sempre ogni volta che avevo intenzione di allontanarmi. E da allora soprattutto decisi che non sarei mai stato un pescatore.

Il mio secondo dolore fu a sedici anni. Lei era la ragazza più bella che avessi mai veduto in vita mia, era di tre anni più grande di me e forse non si era mai neppure accorta della mia esistenza; ma ogni sera la spiavo, mentre cucinava vicino alla finestra, e rideva in compagnia della madre.

Per quasi due anni sospirai e soffrii l’amore più timido che potesse esserci, finché lei e la sua famiglia partirono, lì da quel porto ed a me non rimase altro che la solitudine, da scontare alla Pietra Rossa.

Allora decisi che non mi sarei mai più fidato di quel porto ma non sapevo che avrei dovuto patire un dolore ancora più profondo; il peggiore.Risultati immagini per immagini scogli

Fu mio figlio, di appena tre anni, che mentre giocava tranquillamente scivolò giù dal molo, batté la testa su uno spigolo di barca e smise di respirare.

Io ero lì accanto, avevo lasciato la sua manina solo per pochi istanti, per annodargli una scarpina e lui era sfuggito via.

Trascorsi non ricordo più quanti giorni alla Pietra Rossa e compresi che tutti i momenti negativi che avrei vissuto sarebbero stati contrassegnati dalla vicinanza con quel porto.

Per essere sereno dovevo vivervi lontano, e così fu.

Lasciai la mia casa per costruirmene una lontana dalla costa, da dove non potevo neppure intravedere il blu della riviera di ponente; e lì ho abitato per tanti anni senza dover più subire feroci distacchi.

Ho avuto le mie soddisfazioni, i miei alti e bassi, come chiunque nella vita; ho avuto le mie gioie ed ho visto crescere la mia fortuna.

Adesso che i giorni alle mie spalle sono molti più di quelli dinnanzi, sono consapevole che quando prenderò il mare sarà per il mio ultimo viaggio.

Non so come, né perché ma so che sarà così.

Sono nato di fronte a questo mare regionale che abbraccia in un’insenatura questa lingua di terra e qui mi spegnerò quando sarà il mio tempo.

Ma non adesso!

Adesso devo insegnare a questi monelli di strada che devono diffidare del mare; devono diffidare di tutti coloro che arrivano dal mare; di tutti questi turisti che affollano la nostra terra rubandocela durante i mesi estivi, trasformandola e facendoci credere che il mondo sia più bello oltre il mare.

Questi ragazzacci del paese non sanno, non capiscono ed io spesso li inseguo appoggiandomi tenacemente il mio bastone, per spiegare loro che il mare esiste solo per i pesci, ed in particolare per i “baccalà”; ma loro non sempre mi ascoltano.

Io li fermo, quando si riuniscono in combriccola per andarsi a tuffare dallo scoglio più alto, e li metto in guardia ma loro purtroppo ridacchiano additandomi come un pazzo, senza darmi ascolto.

Io, il “pazzo del paese”, perché sfuggo il mare e sbraito contro di loro quando vi si avvicinano.

Eppure so che impareranno, a loro spese, come ho imparato io.

Io sì, ho imparato, ho imparato ormai che il mondo non è più bello, non è più felice, non è più spensierato oltre il mare.

Quella è solo un’illusione!

Un’illusione blu, come un miraggio fatto d’onde salate.

La serenità dell’esistere sta invece alla Pietra Rossa, tranquillo rifugio dei pensieri dagli affanni quotidiani. Piccolissimo angolo di mondo, tutto mio (e per chi come me cerca il silenzio nel mondo). Angolo su cui nessun essere umano potrà mai interferire costruendovi sopra col cemento.

Uno spazio troppo ristretto tra rocce e radici antiche, privo di sole e di risorse, una piccola incavatura da cui non è possibile “vedere” nulla, ma da cui è possibile ascoltare ed ascoltarsi.

Ormai ho imparato.

La pace non sta oltre l’infinito immenso del mare ma dietro il quieto silenzio della collina.

Ed è questa la mia terra, quella della mia vita._

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