Racconto: “un Natale diverso”

Risultati immagini per immagini chiesa nataleTITOLO: Un Natale diverso

AUTORE:  Sergio Beducci

GENERE: narrativa

NOTE: Racconto incluso nella raccolta Pocofuturo–  Antonio Tombolini Editore

**********

«Figa, se mi viene da ridere!»
«Boccia, devi tacere!»
«Eh, a te sembra facile… ma… sto… esplodendo… e io… muhahaha…!?»Boccia sembra singhiozzare. Ride, indubbiamente, eppure maschera in maniera così abile i suoi singulti, da dare l’impressione contraria. Ripiegato su se stesso, con le mani che coprono il volto, si lascia sfuggire versi indistinti, ovattati, ambigui. Potrebbe essere afflitto da un dolore incontenibile.Risultati immagini per immagini chiesa natale
Il ricordo di una tragedia passata, magari, potrebbe averlo raggiunto proprio ora, in questo luogo. Katia gli dà una manata sul braccio, poi si accorge della vecchia impellicciata che la guarda da pochi metri di distanza, con degli occhi resi vacui dalla cataratta. Così addolcisce il gesto mettendogli una mano sulla spalla, in una movenza lenta e compassionevole.
«Ti prego!» gli sussurra a un orecchio. «Fernando, smettila!»
«Fernando! Mi hai chiamato Fernando, per la prima volta dopo… aaanni! Ah ah ah, non ce la faccio più, proprio più, portatemi via da qui!»
La ragazza è allarmata, perché ora Fernando detto “Boccia” sta ridendo senza più trattenersi; ride in modo selvaggio, come una specie di satiro reso ebbro da un vino troppo dolce e troppo buono. Ma invece no, non è vino quello che lo ha inebriato, trattasi di Skunk, tre grammi di ottima, fresca Skunk appena giunta dal paese dei tulipani, fumata ripetutamente a casa sua, dolce, euforica e terribilmente infida.
«È la maria, Boccia, maledizione, te la sei fumata quasi tutta te, ora ti portiamo via…» gli sussurra un po’ scocciato Spadino, mentre cerca di trascinarlo verso l’uscita, guardando Katia e facendole un segno con la mano libera.
Ma Boccia non è più in grado di rispondere. Ride, ride senza più nemmeno tentare di contenersi, mentre l’amico lo trascina via, col viso tondo che si accende di sfumature rosee, poi rubiconde. E quando passa vicino alla signora anziana che lo guarda con quello sguardo vago, fuori fuoco, eppure inequivocabilmente accusatorio, le dice, prima che la mano di Spadino possa giungere a tappargli la bocca: «È la maria, sa signora, è lei…»
Poi, disastrosamente urta l’acquasantiera, che oscilla anche un poco, prima di riassestarsi al suo posto.
Qualcuno si lascia sfuggire un grido soffocato. La vecchia apre la bocca, senza però articolare alcun suono. Un uomo distinto poco più indietro, estrae il cellulare dalla tasca e si ferma indeciso, con la mano che sfiora i tasti, pronto a pigiarli in sequenza… centododici, centotredici… chissà, magari direttamente il centodiciotto.
Eppure in qualche modo sono fuori. L’ultimo suono che Katia sente, prima che il portale della chiesa si richiuda lentamente alle loro spalle risucchiandoli fuori, è la voce del prete che continua, monocorde, a magnificare questo giorno speciale, di pace e di amore, senza tuttavia mai nominarlo.
«Eh! Buon Natale!» dice allora Katia ai suoi amici, a se stessa, oppure a chissà chi. Poi si volta verso di loro e aggiunge seria: «Vi avevo chiesto di accompagnarmi, vi avevo pregato di non fare casino, per una volta…»
Boccia la guarda di sghimbescio, mentre si sfila l’elastico che gli imprigiona i capelli rossi in una lunga coda. Ogni tanto sogghigna.
«OK, ma hai visto dove eravamo capitati? neandertaliani avvolti da pelli di montone, uomini e donne erectus ingobbite da pellicce di strani animali praticamente estinti, non morti, zombi e guardie svizzere che brandivano display colorati e fotocamere frontali…»
«Ma per favore! A te non fregherà niente, ma io ci credo in Dio, e almeno alla messa di Natale volevo… sì, volevo andarci, guarda un po’!»
«Colpa mia?» continua Boccia che ora sembra tornato serio. Solo un lieve colorito delle guance ricorda il flusso di ilarità chimica che lo ha invaso pochi minuti prima; tuttavia gli occhi, rossi da far spavento, sembrano ancora sorridere. «Dai! Oh Kathy, così mi mandi in paranoia, cioè, Cristo, è successo, amen… Fai un sorriso? Dai, mi è venuta un’idea!»
All’interno della chiesa l’organo inizia a suonare. Sembrerebbe Bach.
La ragazza guarda Boccia, alzando le sopracciglia, poi sbuffa: «Ma sì, chissene! L’importante è stare insieme… Anche se a voi non interessa, lo festeggiamo insieme il Natale? Eh boys? Boccia, quale idea? Ho paura delle tue idee, sai?»
«Beh… Prima schiodiamoci da qui e torniamo all’auto. Sarà un Natale… Beh, sarà Natale!»Risultati immagini per periferia milano luci
Le luci di Milano, offuscate dai finestrini sporchi e appannati, si allungano distorte, evanescenti: brandelli di sogni in liquidazione, prenotati, già venduti. L’abitacolo rimbomba di bassi selvaggi e avvolgenti. Spadino con la mano libera dal volante, passa la bottiglia di champagne a Katia, che poi la allunga a Boccia: tutti bevono dal collo.
«Ma quanto l’hai pagato questo… Ruinart… Blanc De Blanc…?»
«Come?» risponde Boccia abbassando il volume dello stereo.
«Quanto costa lo champagne?» Katia indica la bottiglia che lui tiene ancora in mano.
«E che ne so, più di cinquanta euro, sicuramente. L’ha dimenticato un cliente al negozio. Me l’ha pagato poi è corso via a rincorrere il mostriciattolo… Non è più tornato. Il mio capo non c’era, quindi ora è mio, e non si discute».
«Il mostriciattolo? Barboncino o cosa?»
«Ma no, suo figlio. Un cucciolo di sapiens».
Spadino rutta con ostentazione.
«Allora, era questa la tua idea? Bersi lo champagne che hai fregato?» gli domanda Katia facendo una buffa smorfia con il labbro dove ha il piercing.
Boccia non risponde ma si limita a prendere da sotto il sedile uno zainetto militare, agitandolo.
«Non è quello che penso, vero?»
«Siamo alla Barona, no? E allora si va al muro di via Cascina bianca, dove Milano svanisce e l’oceano verde si riprende l’orizzonte. Si pittura il muro coi colori del tuo Dio. Ti va?»
«Oi! Ci prendiamo una denuncia il giorno di Natale!»
«A Natale gli sbirri non ci sono. Sono al calduccio a mangiare il panetùn e a giocare a tombola».
«Sì beh, come tutti».
«Ma noi no».
Immagine correlataHanno parcheggiato l’auto sotto un palazzone, dove già il verde si prende una bella rivincita sul cemento, circondandolo, rendendolo quasi superfluo. Ma più avanti, come un ultimo baluardo innalzato a difendere la città dai demoni della notte, si erge il “Blocco”, una struttura labirintica di case popolari ammassate, quasi sovrapposte, bianche, grigie, color mattone. Eppure, oltre il basso muro che circonda le fondamenta, Milano termina, così, banalmente, e l’orizzonte si apre ad abbracciare le stelle. Campi incolti, appezzamenti coltivati, e verde, verde dappertutto, se solo ci fosse la luce del sole a illuminarlo.
Boccia e Spadino sono al lavoro con i loro spray in acrilico, a dipingere un piccolo spazio bianco sfuggito ai writer che hanno decorato il muro in lunghi anni di lavoro. Katia li osserva rabbrividendo al gelo di dicembre, con il capo nascosto nel cappuccio della felpa e la bocca prigioniera della sciarpa di lana che le spunta dalla giacca a vento. Alle sue spalle soffia, dalla campagna, una brezza sottile e gelida. Si sente ancora un po’ triste mentre osserva le rare
decorazioni natalizie che illuminano le facciate dei palazzoni sovrastanti il muro; l’altr’anno il Natale lo aveva passato con suo padre, nella loro casa, a guardare un dvd… Non un granché come Natale, ma ora che lui non c’è più, rivede quelle immagini scolpite nella memoria come illuminate da una luce calda e accogliente. Suo padre è morto meno di un mese fa e lei forse sta per piangere…
Anzi, una lacrima le scende su una guancia; ma poi chissà se è una vera lacrima o è colpa della brezza che la fa lacrimare col suo tocco gelido…
«Beh, ti piace?» le fa Boccia interrompendole i pensieri, mentre si sposta per farle vedere il graffito.
Lei si avvicina e prende in mano il cellulare, pigiando il tasto che lo trasforma in una piccola torcia. Sul muro c’è questo Cristo coi dread, la cuffia da dj che gli circonda il capo e una specie di aureola psichedelica che lo sovrasta; sta abbracciando da dietro una ragazza sorridente che in qualche modo le somiglia.
«Ma… quella lì sono io?»
«E chi se no?! Beh, ti ho fatta un po’ più bella, che c’entra…» le risponde Spadino ghignando.
«Cristo-dj invece l’ha fatto il signor Boccia qui presente».
«Un manga, sarei una specie di manga storto» dice Katia mentre le guance le si riempiono sul serio di lacrime.
Ma poi invece scoppia a ridere, e mentre tenta di asciugarsi gli occhi, le risate la fanno sussultare, tanto che deve sedersi sull’erba coperta di brina a tenersi la pancia. Continua a ridere per un po’ guardando quell’assurdo, meraviglioso, graffito folle. Poi si alza e li abbraccia, i suoi amiconi, i suoi ragazzi tossiconi e rompicazzi e quasi poeti.
Restano un po’ così, in circolo, con le braccia che cingono le spalle, senza parlare, anche se ogni tanto a qualcuno di loro viene un po’ da ridere. E comunque è piacevole starsene abbracciati e il venticello gelido è più sopportabile. Così all’inizio non si accorgono di quel suono, sembra un miagolio lontano, che a tratti giunge dalla campagna.
Spadino è il primo a sentirlo.
«Ragazzi, abbiamo un felino!»Risultati immagini per gattino spelacchiato
«Dove? Ah sì, ora lo sento… Un miagolio. Viene da dietro?»
«Viene dalla campagna, mi sa… Kathy, accendi la torcia sul tuo cellulare?»
Lo trovano a una ventina di metri di distanza, ai bordi di un campo coltivato, così intirizzito che non riesce nemmeno più a camminare: un gattino di pochi giorni, col pelo sporco di terra e foglie secche.
«Lo portiamo in auto?»
«Troppo lontana, ha bisogno subito di calore, mettilo sotto alla giacca a vento, Kathy».
«Più in là ho visto una cassetta di legno piena di riviste porno… e sulla strada un cassonetto della Caritas».
«Spadino, ce la fai a prendere la cassetta e un paio di maglioni dal cassonetto? Lo facciamo stare un po’ al caldo, magari la madre è qui vicino» gli dice Boccia, guardandolo.
Spadino torna dopo pochi minuti, carico di maglioni e con la cassetta di legno svuotata sulla spalla.
Sorride.
«Due preservativi usati c’ho trovato!»
«Ah, che culo! Il cassonetto almeno era aperto?»
«Scherzi? Ho dovuto spaccare il chiavistello».
In breve sistemano la cassetta al riparo dal vento, sotto il muretto; all’interno Boccia ha infilato un maglione, un altro lo mettono sopra al gattino, dopo che Katia l’ha tirato fuori dalla giacca a vento e lo ha adagiato lì sopra.
«Beh, come lo chiamiamo?» chiede Spadino.
«Pisciolo!» risponde Katia, facendo una smorfia.
«Non dirmi che…»
«L’ha fatta, l’ha fatta!»
«L’ha fatta… mentre stava al riparo, dentro la tua giacca a vento?» E non aspetta nemmeno che lei risponda ma scoppia a ridere. Ridono tutti e tre, ridono a lungo.
Pisciolo sembra guardarli interdetto. Eppure dà l’impressione di stare già meglio; trema ancora, ma ora sembra più vispo e ha smesso di miagolare.
Per un po’ lo osservano in silenzio. Poi Boccia gli si siede accanto, con la schiena appoggiata sul muro e tira fuori il tabacco con le cartine e l’erba residua. Ben presto gli altri lo imitano, sedendoglisi vicino.
«Sapete che penso, ragazzi?» dice Kathy. «Che se avessi potuto esprimere un desiderio per passare un bel Natale, non avrei potuto immaginarne uno migliore».
«Idem» dice Spadino annuendo.
«Quindi non sei più arrabbiata con me?» chiede Boccia girandosi verso di lei.
«Ma dai, scemo! Era pieno di neandertaliani lì e troppi, troppi, erectus!»Immagine correlata
«Ehi, guardate…» dice Spadino indicando un punto del cielo alla loro destra.
Osservano una scia luminosa nel cielo che d’improvviso si accende di luce giallastra, rivelando una piccola forma ovale, come una meteora che a contatto con l’atmosfera terrestre si fosse incendiata.
«Guarda, si vede ancora la scia…»
«Una meteora? Era enorme, avete visto come scendeva lentamente?!»
Per un po’ osservano quel tratto di firmamento, acceso, per pochi attimi, da una stella che cadeva.
«Forse dentro di me, l’avevo già espresso il mio desiderio… Il desiderio si è realizzato e poi la stella cadente è venuta giù: tutto al contrario. Ma ancora più magico» sussurra appena Katia, rabbrividendo.
Boccia la guarda, pensieroso, facendo un tiro dal suo joint; sta per dire qualcosa, ma poi rimane in silenzio, a guardare ancora il cielo scuro, dove il mare di stelle che li sovrasta, decora il loro Natale con meravigliosi addobbi scintillanti.

_________________________

Libri di questo autore:

Pocofuturo

_________________________

Gli altri racconti di Natale:

Racconto: Babbo Natale 2016

Racconto: L’ Albero della Verità

Racconto: I colori nell’anima

Racconto: My Extreme Christmas

_________________________

Gli altri racconti alla Finestra:

Racconto:  Il giorno di Oggi

Racconto: Steambros Investigation – Halloween’s Hellgate

Racconto: L’ombelico della terra

Racconto: Carlotta

Racconto: E ritorno da Te

Racconto: Cuore Sacro

Racconto: Tra terra e Mare

Racconto: la Danza delle Anime Complementari

Racconto: Verso la Luce

_________________________

Home

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

code