Notebook with pencil

Il Falsario di Reliquie di Carlo Animato

Recensione di Maria Sardella

falsario di reliquieAvete presente un bel piatto di spaghetti al pomodoro e basilico? Porzione abbondante? Vi dite che non ce la farete mai, che sono troppi… e invece, passo passo, vi trovate a fare la scarpetta. Ora, so che la metafora può sembrare un tantino irriverente, ma per uno scrittore partenopeo sornione e irriverente quanto basta (con l’imbuto a rovescio sulla testa nella sua proclamazione di vincitore al Torneo Gems, ioscrittore, edizione 2015), credo di poter osare e, nel caso, essere perdonata.

 Il Falsario di Reliquie ha tutte le carte in regola per essere identificato come romanzo storico: sapiente commistione di vero e verosimile tanto da non poter distinguerli l’uno dall’altro, se non intervenisse in fondo al romanzo la nota rivelatrice dell’autore. Tuttavia non credo che il genere lo contenga interamente dal momento che la vicenda prende il via dal ritrovamento di due cadaveri da parte di una serva, Maddalena la muta, a testa in giù nell’acqua dell’antica fontana. Comincia così il “maledetto imbroglio”, matassa che dovrà essere sbrogliata dall’Alfiere Mathis Sinner per incarico del primo cittadino della città di Berna.
Di più non dirò sulla quête del “fornaio” Sinner. Spoilerare, pardon svelare, la trama di un giallo o di una qualsivoglia narrazione è cosa davvero fastidiosa. Sarebbe un Bignami di fronte all’opera originale. Un dispetto di chi ti svela un film prima che tu l’abbia visto.

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