Teorie complottiste e Agenda 21


In un periodo di sconvolgente cambiamento come quello attuale, non ho mai dato peso alle teorie complottiste, considerando che la Natura talvolta reagisce in modalità inaspettate ai soprusi dell’essere umano sul pianeta terra. E che periodicamente possono esserci per esempio dei virus che colpiscono l’uomo.
In effetti credo che, pur con sfumature diverse, possiamo essere tutti piuttosto d’accordo circa il fatto che l’essere umano stia distruggendo il pianeta.
Del resto non ritengo di essere una persona di quelle che sono convinte di avere tutte le risposte, ma ho il cattivo vizio di pormi sempre nuove domande e di leggere per informarmi.
Così ad esempio qualche settimana fa mi è capitato di leggere alcuni articoli circa il trend di innalzamento delle temperature globali e circa le conseguenze climatiche irrimediabili a cui andiamo incontro. Il fatto che continuando di questo passo le aree costiere saranno sommerse entro la fine del secolo e che la geografia mondiale ne risulterà modificata.
Queste informazioni non fanno altro che confermare la mia percezione.
L’essere umano sta distruggendo il pianeta.
Ieri però (sempre a causa del mio cattivo vizio di leggere) mi sono imbattuta in un articolo riguardante Agenda 21. Per chi non avesse mai sentito parlare di Agenda 21 o non ricordi, vi dico che si tratta di un documento dell’Onu, contenente le linee guida delle Nazioni Unite sul tema della sostenibilità. Linee guida che tutti i Paesi dovrebbero adottare, affinché la vita su questo pianeta non sia compromessa nell’arco di pochi anni.
Attraverso i principi dell’Agenda 21, ci viene ricordato continuamente che non abbiamo “diritto” sulle risorse di questo pianeta. Questo valore per me è assolutamente condivisibile, perché credo che sia fondamentale rispettare il luogo in cui viviamo, da tutti i punti di vista, e a tuttii livelli. Credo che la Terra dovrebbe essere curata, amata, e che dovremmo gestire in maniera più responsabile l’inquinamento.
Ma il fatto che su un documento guida internazionale come Agenda 21 si sottolinei più volte questo tratto, ha un significato non soltanto di valore, ma di “azione”. E l’azione si fa anche con metodologie drastiche.
Avevo avuto già modo di leggere alcune parti di questo documento nel 2017, mentre svolgevo un Master universitario in “creazione di progetti sociali e sviluppo locale”. E, proprio durante il master, avevo avuto la possibilità di approfondire e comprendere un concetto importante e cioè che quando in un documento ufficiale si utilizzano dei termini generali per il raggiungimento di determinati obiettivi, nella pratica non è tutto rosa e fiori. Ci sono dietro strategie politiche ben precise e concordate, anche se non sempre condivisibili.
Il progetto di Agenda 21 già allora mi sembrava ambizioso, per non dire utopico. Ad esempio l’idea di raddoppiare la produttività alimentare per “eliminare” la fame nel mondo, oppure l’idea di effettuare una forte campagna contraccettiva per limitare in maniera drastica le nascite, soprattutto nei paesi del terzo mondo, mi sembravano processi talmente lunghi e complessi, da non poter minimamente sperare di raggiungerli in così pochi anni.
Infatti siamo già al 2021 e mi sembra evidente che quegli obiettivi non sono stati raggiunti. Nella successiva agenda 2030 (vedi il sito del governo italia) si attribuisce la colpa del rallentamento al raggiungimento di questi obiettivi al covid, ma mi sembra abbastanza evidente che ciò che è accaduto nell’ultimo anno non abbia nulla a che fare con obiettivi di sostenibilità. O no?
Il fatto è che per invertire certi processi sociali (come la diminuzione della natalità) è necessario capovolgere la mentalità sociale. Ma, come sa bene chi conosce un pizzico di sociologia, un mutamento della mentalità collettiva non è cosa da poco.
Però adesso mi viene in mente una cosa. Vi ricordate quando l’anno scorso, durante il primo lockdown, dopo un mese in cui le automobili erano ferme e le fabbriche eeano chiuse, si ridussero le emissioni di anidride carbonica e l’inquinamento?
Un mese. È bastato un mese di chiusura, di limitazioni agli esseri umani, e la Terra ha ripreso a respirare.
Allora quando agenda 21dice che siamo troppi su questo pianeta, dice qualcosa che oggettivamente è vero. E allora, per raggiungere tutti gli obiettivi di sostenibilità previsti da agenda 21, in che modo si può realizzare in maniera rapida uno spopolamento mondiale del 90% entro il 2030?
Se mi guardo intorno oggi, forse la risposta che auspicava e che auspica l’ONU, è già in corso.
Questa risposta darebbe senso anche all’enorme attenzione mediatica con cui si sta gestendo questa pandemia. Darebbe senso anche l’accurato conteggio dei morti, se l’obiettivo che si intende raggiungere è numerico.
Non ho mai dato peso alle teorie complottiste ma forse potrei cominciare oggi.

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Vuoi 50 euro? Un racconto per darsi valore

Vuoi 50 euro? Dimmi il tuo valore.

Ti racconto una breve storia…

Luca, con il volto triste e abbattuto, si ritrovò con la sua amica Carla al tavolo di un bar per prendere insieme un caffè.

Depresso, scaricò su di lei tutte le sue preoccupazioni… e il lavoro… e i soldi… e i rapporti con la sua ragazza…

Tutto sembrava andare male nella sua vita.

Carla introdusse la mano nella borsa, prese un biglietto da 50 EURO e gli disse:
– Vuoi questo biglietto?
Luca, un po’ confuso, le rispose:
– Certo Carla… sono 50 euro, chi non li vorrebbe?
Allora Carla prese il biglietto in una mano, lo strinse forte fino a farlo diventare una pallina. Mostrando la pallina accartocciata a Luca,
gli chiese un’altra volta:
– E adesso, lo vuoi ancora? –
– Carla, non so cosa intendi, però continuano a essere 50 euro.
– Certo che lo prenderò anche così, se me lo dai.
Carla spiegò il biglietto, lo gettò al suolo e lo stropicciò ulteriormente con il piede, riprendendolo sporco e segnato.
– Continui a volerlo?

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Perchè si espande il self-publishing

self-publishingA mio parere l’espansione del self publishing negli ultimi anni è un fenomeno che conduce a una semplice constatazione: ci sono troppi libri in giro.
Senza voler attribuire a questo dato una connotazione negativa, intendo sottolineare che la quantità di libri che vengono scritti e dunque messi in circolazione, soprattutto tramite i canali digitali, è eccessiva rispetto ai lettori che ci sono in Italia.
In economia si utilizza il concetto di rapporto fra domanda e offerta per definire il mercato. Nel caso dei libri c’è una enorme quantità di libri che non può entrare nel mercato editoriale perchè non c’è spazio sufficiente.
Per intenderci da una parte ci sono moltissime persone che scrivono, pur nelle loro capacità, spesso non per reale vocazione ma solo per raccontarsi o per raccontare una storia; e talvolta anche con un grande talento.
Dall’altra parte c’è l’editoria sempre più chiusa, e sempre più orientata verso finalità puramente commerciali.

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Comunicazione: spazio globale e comunità virtuali

comunità virtualiIn questo articolo intendo riflettere sul modo in cui è cambiata la comunicazione in seguito alla rivoluzione digitale. Quest’ultima infatti ha modificato il senso del tempo e dello spazio necessari per raggiungere fisicamente una persona o un luogo, creando il concetto di spazio globale.

La comunicazione è la risorsa principale delle società globali, per cui i grandi apparati comunicativi che mettono in rete le persone, diventano i nuovi centri di potere del mondo.

La rete è oggi un luogo in cui, oltre a trasmettere significati, si trasmettono relazioni, e in cui l’effetto della rivoluzione digitale oltrepassa il legame tra comunità territoriali. Le comunità si costruiscono a prescindere dal territorio di appartenenza, e vediamo proliferare da circa quindici anni quelle che chiamiamo  comunità virtuali. Continue reading “Comunicazione: spazio globale e comunità virtuali”

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Le caratteristiche della rivoluzione digitale

Nella comunicazione globale i network rappresentano le fondamenta della cosiddetta rivoluzione digitale, in seguito alla quale l’informazione è diventata una variabile dipendente dalla connessione.

Per capire meglio la società in cui viviamo è utile capire quali sono le caratteristiche di questa rivoluzione digitale.

 

La rete è il luogo della comunicazione 

In primo luogo la rete (non solo in Internet) è diventata il luogo in cui l’informazione viene comunicata. Le relazioni interpersonali vengono gestite tramite reti di conoscenze amicali e collaborative. Quindi lo sviluppo della società dipende dallo sviluppo della connessione.

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Il concetto di comunicazione nella rivoluzione digitale


rivoluzione digitaleLa comunicazione è considerata oggi il fulcro di qualsiasi attività interpersonale, e tutti pensiamo di aver ben chiaro in mente che cosa essa sia, ma il concetto di comunicazione è complesso, ed è legato ai mutamenti generati dalla cosiddetta rivoluzione digitale.

Riporto qui di seguito  le posizioni delle principali teorie della comunicazione, per chiarire il concetto e la sua evoluzione.

La concezione scientista

La comunicazione è concepita come il trasferimento di proprietà, risorse e status da un soggetto all’altro. Ne consegue che la comunicazione è una meccanica trasmissiva che dà per scontata la capacità connettiva e comunicativa di tutte le figure partecipanti. Questa tipologia di definizione decontestualizza gli ambiti, i soggetti e ha il vantaggio di semplificare la ricerca sul campo. Continue reading “Il concetto di comunicazione nella rivoluzione digitale”

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Hai una domanda? Ricerca su Google: ti risponde 

Hai una domanda?

Ricerca su Google: ti risponde.Ricerca su Google

Il titolo di questo articolo non intende essere provocatorio ma riflettere su una cultura della conoscenza e del sapere che oggi è incentrata sempre più su internet.

Se fino a vent’anni fa tutte le ricerche culturali e gli approfondimenti avvenivano tramite la lettura di libri cartacei, o all’interno di ampi volumi enciclopedici, presso le biblioteche, oppure partecipando a conferenze, oggi la prospettiva si è capovolta. Continue reading “Hai una domanda? Ricerca su Google: ti risponde “

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Voglio scrivere un romanzo… ma ho poco tempo

scrivere un romanzoVoglio scrivere un romanzo… 

Scrivo questo articolo per tutte quelle persone che percepiscono la necessità di lasciare una traccia narrando una storia, oppure hanno voglia di scrivere un romanzo.

Perché? Perché l’essere umano ha bisogno di raccontare e di raccontarsi, di leggere e di riconoscersi in ciò che legge.

Talvolta la voglia di scrivere si scontra con la pigrizia, con quel restare in sospeso davanti a una pagina bianca che capita a chiunque. Ognuno di noi nella vita ha bisogno di periodi di tregua, o di cambiamento. Magari abbiamo una storia che ci rimbalza in testa ma non riusciamo a raccogliere le energie necessarie per scriverla. Forse non è il momento giusto, ma prima o poi… il momento giunge.

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Emoticons: comunicazione non verbale su internet

Emoticons: comunicazione non verbaleOggi gli Emoticons sono considerati buffi simboli da utilizzare in modo divertente per colorare le messaggerie istantanee, oppure indicatori di gradimento dei social network. Ma il loro significato sociologico e comunicativo è ben più articolato.

Gli emoticons sembrerebbero avere origine nel 1982 da Scott Fahlman, uno studioso di scienze informatiche che per primo utilizzò le due sequenze:

: – )    e    : – (    per indicare tramite una quantità minima di caratteri uno stato emotivo.

Ma questi simboli si sono evoluti velocemente insieme alle esigenze degli utilizzatori e si sono trasformati in brevissimo tempo in un vero e proprio nuovo strumento di comunicazione. Continue reading “Emoticons: comunicazione non verbale su internet”

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La questione euro-mediterranea tra occasioni perdute e potenzialità inespresse

questione euro-mediterraneaLa questione euro-mediterranea si pone nella Dichiarazione di Barcellona come l’opportunità di realizzare un partenariato politico, economico e sociale tra Paesi inclusi nell’UE e quelli del bacino mediterraneo. L’allargamento continuo dell’UE spinge infatti i Paesi che ne fanno parte ad interrogarsi sulla propria identità e sul proprio rapporto con Paesi terzi, a cominciare da quelle regioni che si trovano geograficamente più vicine.

Tale necessità è strettamente correlata, per entrambe le parti, con l’esigenza di incrementare il proprio sviluppo.

Nella struttura delle società capitalistiche infatti non ci sono alternative, o ci si sviluppa oppure si rimane arretrati e si tende unidirezionalmente verso il declino. Lo sviluppo industriale del secolo scorso ha portato alla creazione e solidificazione di un divario tra i Paesi ricchi e i Paesi poveri che durante le epoche storiche precedenti non esisteva.

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